Recensione a “Un’altra pratica della cura. Un ponte tra due sponde” di Sandro Spinsanti

9788849008340_0_0_536_0_75

Riportiamo la recensione del nuovo libro di Sandro Spinsanti scritta da Tania Milletti, medico e psicoterapeuta, membro del CD della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN).

Leggere l’ultimo libro di Sandro Spinsanti, psicologo e teologo, significa immergersi in una scrittura intrisa di narrazione, dove il rigore clinico si fonde armoniosamente con inserzioni letterarie e sguardi sulla contemporaneità. È un’opera scritta in assenza di pregiudizio, capace di accompagnare il lettore con una semplicità quasi affettuosa, una carezza con cui riesce ad affrontare tematiche di notevole spessore e urgenza. La forza della sua penna risiede nella capacità di porsi al di sopra dei contrasti nei diversi ambiti della cura, ponendosi costantemente alla ricerca della “parola che congiunge”, quella parola capace di farsi ponte tra mondi spesso distanti.

Il cuore pulsante della riflessione di Spinsanti coincide e si fonde con l’orizzonte culturale della Medicina Narrativa. L’autore sottolinea come la cura nasca da un incontro “duale” che porta alla creazione di un soggetto inedito: un “Terzo Spazio” che non appartiene esclusivamente né al curante né al curato. Questo concetto evoca lo spazio analitico della relazione psicoterapeutica: una dimensione creativa, nuova rispetto a entrambi i soggetti, che diventa il luogo in cui la cura si personalizza e si trasforma in atto generativo.

Continua a leggere

PERLA: scopri come partecipare alla terza edizione

1781174547457“𝑀𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑃𝑒𝑟𝑙𝑎, 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖. 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜”.

Sono le parole di Andrea Piccioli, direttore Istituto Superiore di Sanità, in occasione del Convegno “La cura a misura di persona” del 12 marzo scorso, che ha segnato la conclusione della seconda edizione del progetto PERLA.

PERLA è l’iniziativa promossa dall’Associazione CuraPerlaPersona che certifica i centri che si distinguono per la qualità della relazione e la personalizzazione delle cure.

A marzo 2026 abbiamo certificato 34 centri in tutta Italia sulla base delle valutazioni espresse dalle persone che hanno ricevuto le cure.

Se anche il tuo centro e il tuo team valorizzano la qualità della relazione con le persone e la personalizzazione dei percorsi di cura, scopri come partecipare alla nuova edizione: www.curaperlapersona.it

Continua a leggere

Medicina narrativa e intelligenza artificiale: il progetto NARR-ARTI

Screenshot-2026-05-31-alle-15.50.14

Riportiamo l’articolo di Cristina Cenci, founder Digital Narrative Medicine, pubblicato sul blog Nòva de Il Sole 24Ore.

“Nel 2017 ho condiviso su questo blog una piccola provocazione. Dopo l’ennesima risposta paternalistica del mio medico di base, ho immaginato di scrivere invece a un assistente virtuale che ho chiamato R2-D2, in omaggio a Guerre Stellari. La risposta che ho attribuito a R2-D2 era al tempo stesso empatica, personalizzata, utile per me. Concludevo con una domanda: saranno le macchine ad aiutarci a superare il paternalismo nella relazione medico-paziente?

Nove anni dopo, con l’arrivo degli LLM, le chatbot empatiche esistono davvero ma l’interrogativo resta valido.  Secondo uno studio di David Chen e colleghi del Princess Margaret Cancer Centre di Toronto, le persone con cancro valutano le risposte dei chatbot come più empatiche di quelle dei medici. La mia fantasia del 2017 è apparentemente diventata realtà. Ma non del tutto. Parlare di empatia per un chatbot rischia di non essere appropriato, visto che al massimo possiamo definirlo mirroring statistico. La situazione è al tempo stesso più problematica e più promettente.

Nel 2025 il Centro Studi SIMeN ha pubblicato un documento curato da Massimiliano Marinelli — Medicina Narrativa e Intelligenza Artificiale. Una breve introduzione — che sintetizza in modo molto efficace rischi e opportunità.

Il testo descrive un paradosso identificato da diversi studiosi: “i sistemi sanitari cercano nell’AI efficienza e standardizzazione; la medicina narrativa insiste sulla singolarità del vissuto, sull’illness script come evento fenomenologico irriducibile”. Il rischio centrale è la nascita di un “(a)iRecord”, dominato dall’algoritmo e dalla presunta oggettività del dato, derivato da una procedura di codifica automatca. Avverte Marinelli: “Quando la sofferenza di una madre — per il futuro dei figli, per esempio — viene compressa in una nota psicosociale o in una checkbox, la narrazione viene ‘dataficata’: trasformata in dato utile al sistema, ma impoverita come fonte di risonanza empatica e di comprensione condivisa. Il rischio, per la MN, è che la parola del paziente venga sì registrata, ma non davvero accolta.”

Continua a leggere