Sessualità e cancro: ancora troppi pregiudizi

144500574-555b28f3-9fce-4b0b-8796-15c23da54baaSolo il 7% delle donne con un tumore ginecologico o mammario chiede aiuto per i problemi sessuali legati alla malattia. Dati che raccontano un ritardo culturale ancora da colmare

Ogni anno in Italia più di 71mila donne ricevono una diagnosi di tumore della mammella o ginecologico. Certo, le attuali probabilità di guarigione sono aumentate, e oggi superano il 70% solo per il cancro del seno. Per quelli al collo e al corpo dell’utero si attestano rispettivamente al 58% e al 69%. Per il carcinoma ovarico la percentuale scende al 32% ma stiamo assistendo ai primi miglioramenti. Numeri che raccontano una medicina sempre più capace di restituire una vita dignitosa alle persone colpite dalla malattia. Ma che allo stesso tempo mettono sotto i riflettori una domanda di cui solo oggi si comincia a dare una risposta: cosa accade alla vita intima di una donna, durante e dopo la malattia?

Il silenzio tra medici e pazienti
Nelle pazienti oncologiche, infatti, anche nell’ambito della comunità LGBTQ+, la sfera sessuale resta spesso nell’ombra. Più del 40% delle donne vorrebbe ricevere assistenza per i problemi sessuali che sorgono in seguito alla diagnosi e ai trattamenti. Eppure solo il 7% di loro ha effettivamente chiesto aiuto consultando uno specialista. Un dato che racconta non solo la ritrosia delle pazienti, ma anche quanto ancora sia difficile, per il sistema medico nel suo complesso, affrontare questo tema con la stessa naturalezza con cui si tratta una recidiva o un protocollo terapeutico.

Un ritardo culturale
“Trattiamo da molti anni il tema della qualità di vita della donna affetta da tumore — spiega Alessandra Fabi, membro del Direttivo Nazionale dell’AIOM e responsabile scientifico del convegno nazionale Mi Amo Ancora, La Donna e i Tumori Femminili: “Io con il mio Io, Io nella Società” che si apre oggi a Solomeo (PG) — ma solo da poco tempo si è cominciato a studiare il tema della sessualità e dell’intimità”. Un ritardo culturale prima ancora che scientifico. Perché le donne che sopravvivono al cancro non smettono di essere donne, portando con sé non solo desideri e bisogni, ma anche un’identità corporea che la malattia e le terapie hanno spesso messo in discussione.

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“La vita nelle mani tra relazione, tradizione e creatività”: il 16 e 17 maggio un Convegno multidisciplinare a Roma

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Il 16 e il 17 maggio 2026 presso La Vaccheria, lo spazio espositivo in Via Giovanni L’Eltore 35 a Eoma, si terrà il Convegno multidisciplinare “La vita nelle mani tra relazione tradizione e creatività“, ideato e promosso da CDI Narr-AZIONI con il patrocinio del IX Municipio e il supporto, tra gli altri, di Digital Narrative Medicine.

L’evento si inserisce all’interno dell’iniziativa “La vita nelle mani”, che si svolgerà dal 10 al 17 maggio, e rappresenta un’iniziativa dedicata alla connessione tra arte e benessere sociale e ospiterà interventi di rappresentanti delle istituzioni e dei servizi sanitari , docenti universitari, professionisti della salute, operatori culturali, artiterapeuti, artisti ed artigiani per sviluppare una piena consapevolezza del potere delle mani in tutte le sue declinazioni.

Domenica 10 maggio è prevista l’inaugurazione della mostra “Le Arti nelle nostre mani” ideata e allestita  dagli studenti del Liceo Artistico San Giuseppe di Grottaferrat. Dal 12 al 15 maggio  ci saranno laboratori gratuiti di Drammaterapia Integrata, Artigianato Artistico, Scrittura Creativa, Grafica.

L’intento è quello di sviluppare un modello innovativo di welfare culturale rivolto alla prevenzione e alla cura del disagio giovanile in epoca digitale, un intervento importante in questo momento storico e per il nostro futuro, nell’educazione, nella terapia, nella cura, nelle relazioni.

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