Recensione a “Un’altra pratica della cura. Un ponte tra due sponde” di Sandro Spinsanti

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Riportiamo la recensione del nuovo libro di Sandro Spinsanti scritta da Tania Milletti, medico e psicoterapeuta, membro del CD della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN).

Leggere l’ultimo libro di Sandro Spinsanti, psicologo e teologo, significa immergersi in una scrittura intrisa di narrazione, dove il rigore clinico si fonde armoniosamente con inserzioni letterarie e sguardi sulla contemporaneità. È un’opera scritta in assenza di pregiudizio, capace di accompagnare il lettore con una semplicità quasi affettuosa, una carezza con cui riesce ad affrontare tematiche di notevole spessore e urgenza. La forza della sua penna risiede nella capacità di porsi al di sopra dei contrasti nei diversi ambiti della cura, ponendosi costantemente alla ricerca della “parola che congiunge”, quella parola capace di farsi ponte tra mondi spesso distanti.

Il cuore pulsante della riflessione di Spinsanti coincide e si fonde con l’orizzonte culturale della Medicina Narrativa. L’autore sottolinea come la cura nasca da un incontro “duale” che porta alla creazione di un soggetto inedito: un “Terzo Spazio” che non appartiene esclusivamente né al curante né al curato. Questo concetto evoca lo spazio analitico della relazione psicoterapeutica: una dimensione creativa, nuova rispetto a entrambi i soggetti, che diventa il luogo in cui la cura si personalizza e si trasforma in atto generativo.

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PERLA: scopri come partecipare alla terza edizione

1781174547457“𝑀𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑃𝑒𝑟𝑙𝑎, 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖. 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜”.

Sono le parole di Andrea Piccioli, direttore Istituto Superiore di Sanità, in occasione del Convegno “La cura a misura di persona” del 12 marzo scorso, che ha segnato la conclusione della seconda edizione del progetto PERLA.

PERLA è l’iniziativa promossa dall’Associazione CuraPerlaPersona che certifica i centri che si distinguono per la qualità della relazione e la personalizzazione delle cure.

A marzo 2026 abbiamo certificato 34 centri in tutta Italia sulla base delle valutazioni espresse dalle persone che hanno ricevuto le cure.

Se anche il tuo centro e il tuo team valorizzano la qualità della relazione con le persone e la personalizzazione dei percorsi di cura, scopri come partecipare alla nuova edizione: www.curaperlapersona.it

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Medicina narrativa e intelligenza artificiale: il progetto NARR-ARTI

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Riportiamo l’articolo di Cristina Cenci, founder Digital Narrative Medicine, pubblicato sul blog Nòva de Il Sole 24Ore.

“Nel 2017 ho condiviso su questo blog una piccola provocazione. Dopo l’ennesima risposta paternalistica del mio medico di base, ho immaginato di scrivere invece a un assistente virtuale che ho chiamato R2-D2, in omaggio a Guerre Stellari. La risposta che ho attribuito a R2-D2 era al tempo stesso empatica, personalizzata, utile per me. Concludevo con una domanda: saranno le macchine ad aiutarci a superare il paternalismo nella relazione medico-paziente?

Nove anni dopo, con l’arrivo degli LLM, le chatbot empatiche esistono davvero ma l’interrogativo resta valido.  Secondo uno studio di David Chen e colleghi del Princess Margaret Cancer Centre di Toronto, le persone con cancro valutano le risposte dei chatbot come più empatiche di quelle dei medici. La mia fantasia del 2017 è apparentemente diventata realtà. Ma non del tutto. Parlare di empatia per un chatbot rischia di non essere appropriato, visto che al massimo possiamo definirlo mirroring statistico. La situazione è al tempo stesso più problematica e più promettente.

Nel 2025 il Centro Studi SIMeN ha pubblicato un documento curato da Massimiliano Marinelli — Medicina Narrativa e Intelligenza Artificiale. Una breve introduzione — che sintetizza in modo molto efficace rischi e opportunità.

Il testo descrive un paradosso identificato da diversi studiosi: “i sistemi sanitari cercano nell’AI efficienza e standardizzazione; la medicina narrativa insiste sulla singolarità del vissuto, sull’illness script come evento fenomenologico irriducibile”. Il rischio centrale è la nascita di un “(a)iRecord”, dominato dall’algoritmo e dalla presunta oggettività del dato, derivato da una procedura di codifica automatca. Avverte Marinelli: “Quando la sofferenza di una madre — per il futuro dei figli, per esempio — viene compressa in una nota psicosociale o in una checkbox, la narrazione viene ‘dataficata’: trasformata in dato utile al sistema, ma impoverita come fonte di risonanza empatica e di comprensione condivisa. Il rischio, per la MN, è che la parola del paziente venga sì registrata, ma non davvero accolta.”

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Certificazione PERLA: aperte le iscrizioni alla terza edizione

Screenshot 2026-05-22 112140Sono aperte le iscrizioni alla Terza edizione della Certificazione PERLA.

PERLA è l’iniziativa promossa dall’associazione CuraPerlaPersona che certifica i centri che si distinguono per la qualità della relazione e la personalizzazione delle cure.

Il percorso si avvale del contributo di un prestigioso Board scientifico che include, tra gli altri, Istituto Superiore di Sanità, Agenas, FNOMCeO, FNOPI, Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN), Cittadinanzattiva APS e UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare.

Dopo il successo delle prime due edizioni, anche quest’anno si cercano team di professionisti che vogliano essere parte di un cambiamento significativo per una Sanità basata su ascolto, relazione e comunicazione.

A marzo 2026 sono stati certificati 34 centri in tutta Italia sulla base delle valutazioni espresse dalle persone che hanno ricevuto le cure.

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“Emicrania: ascoltare, comprendere, curare. Dalla medicina narrativa alla medicina di genere, tra benessere, innovazione e personalizzazione delle cure”, webconference il 17 giugno 2026

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Il 17 giugno 2026 alle ore 15 si terrà onlina la webconference dal titolo “Emicrania: ascoltare, comprendere, curare. Dalla medicina narrativa alla medicina di genere, tra benessere, innovazione e personalizzazione delle cure”.

L’emicrania rappresenta una delle condizioni neurologiche croniche più diffuse e invalidanti, con un impatto significativo sulla qualità della vita, sulle relazioni personali, sul benessere psicofisico e sulla partecipazione sociale della persona. Tuttavia, accanto ai progressi della ricerca farmacologica e delle conoscenze fisiopatologiche, emerge con sempre maggiore evidenza la necessità di un approccio capace di andare oltre il sintomo, riconoscendo l’unicità della storia, dei vissuti e dei bisogni di ogni paziente.

Questa webconference nasce con l’obiettivo di offrire uno sguardo multidisciplinare e centrato sulla persona, integrando il contributo della Narrative Medicine, che invita ad ascoltare e comprendere l’esperienza soggettiva della malattia, con quello della Gender Medicine, oggi indispensabile per interpretare le differenze biologiche, ormonali e cliniche che caratterizzano l’emicrania lungo le diverse fasi della vita. Attraverso il dialogo tra esperienza dei pazienti, innovazione terapeutica, attenzione al benessere, alimentazione, età evolutiva e approcci integrati, l’incontro intende promuovere una cultura della cura sempre più personalizzata, capace non solo di trattare l’emicrania, ma di ascoltare, comprendere e prendersi cura della persona nella sua interezza.

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Medicina narrativa: le dieci eccellenze dell’ascolto

shutterstock_320035589Riprendiamo un recente articolo uscito su Fortune Italia a firma di Alessandro Pulcini, che cita dieci iniziative che rappresentano un’eccellenza nell’ambito della medicina narrativa. Tra queste, NARR-ARTI, il progetto in corso presso la UOSD di Medicina di Precisione in Senologia del Policlinico A. Gemelli, sostenuto da un contributo non condizionante di AstraZeneca, e che si avvale della piattaforma digitale DNMLab.

Da Aifa a Simen, tutte quelle realtà che sono a fianco di medici e caregiver che hanno fatto della medicina narrativa un bene comune.

No, la medicina narrativa non è solo un esperimento accademico: è ormai parte integrante del Servizio sanitario nazionale. Molte università, ospedali e associazioni stanno ridisegnando il concetto di cura, forti anche delle Linee di indirizzo dell’Istituto superiore di sanità che ne hanno riconosciuto la validità. Il nostro Paese vanta una rete capillare di ‘laboratori narrativi’: centri di ricerca che raccolgono storie per migliorare i percorsi clinici, master universitari che formano i medici del presente e del futuro, reparti dove alla cartella clinica vengono affiancate le parole del paziente.

Realtà che lavorano per i medici, per i pazienti, per i caregiver: una rete capillare dove i singoli vissuti diventano patrimonio comune. Conoscere questi centri significa sapere dove trovare ascolto, formazione e spazi in cui la propria storia di malattia smette di essere un peso solitario per diventare una risorsa terapeutica. Ecco dieci enti, associazioni, centri di ricerca e ospedali da tenere a mente (in rigoroso ordine alfabetico).

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Sessualità e cancro: ancora troppi pregiudizi

144500574-555b28f3-9fce-4b0b-8796-15c23da54baaSolo il 7% delle donne con un tumore ginecologico o mammario chiede aiuto per i problemi sessuali legati alla malattia. Dati che raccontano un ritardo culturale ancora da colmare

Ogni anno in Italia più di 71mila donne ricevono una diagnosi di tumore della mammella o ginecologico. Certo, le attuali probabilità di guarigione sono aumentate, e oggi superano il 70% solo per il cancro del seno. Per quelli al collo e al corpo dell’utero si attestano rispettivamente al 58% e al 69%. Per il carcinoma ovarico la percentuale scende al 32% ma stiamo assistendo ai primi miglioramenti. Numeri che raccontano una medicina sempre più capace di restituire una vita dignitosa alle persone colpite dalla malattia. Ma che allo stesso tempo mettono sotto i riflettori una domanda di cui solo oggi si comincia a dare una risposta: cosa accade alla vita intima di una donna, durante e dopo la malattia?

Il silenzio tra medici e pazienti
Nelle pazienti oncologiche, infatti, anche nell’ambito della comunità LGBTQ+, la sfera sessuale resta spesso nell’ombra. Più del 40% delle donne vorrebbe ricevere assistenza per i problemi sessuali che sorgono in seguito alla diagnosi e ai trattamenti. Eppure solo il 7% di loro ha effettivamente chiesto aiuto consultando uno specialista. Un dato che racconta non solo la ritrosia delle pazienti, ma anche quanto ancora sia difficile, per il sistema medico nel suo complesso, affrontare questo tema con la stessa naturalezza con cui si tratta una recidiva o un protocollo terapeutico.

Un ritardo culturale
“Trattiamo da molti anni il tema della qualità di vita della donna affetta da tumore — spiega Alessandra Fabi, membro del Direttivo Nazionale dell’AIOM e responsabile scientifico del convegno nazionale Mi Amo Ancora, La Donna e i Tumori Femminili: “Io con il mio Io, Io nella Società” che si apre oggi a Solomeo (PG) — ma solo da poco tempo si è cominciato a studiare il tema della sessualità e dell’intimità”. Un ritardo culturale prima ancora che scientifico. Perché le donne che sopravvivono al cancro non smettono di essere donne, portando con sé non solo desideri e bisogni, ma anche un’identità corporea che la malattia e le terapie hanno spesso messo in discussione.

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“La vita nelle mani tra relazione, tradizione e creatività”: il 16 e 17 maggio un Convegno multidisciplinare a Roma

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Il 16 e il 17 maggio 2026 presso La Vaccheria, lo spazio espositivo in Via Giovanni L’Eltore 35 a Eoma, si terrà il Convegno multidisciplinare “La vita nelle mani tra relazione tradizione e creatività“, ideato e promosso da CDI Narr-AZIONI con il patrocinio del IX Municipio e il supporto, tra gli altri, di Digital Narrative Medicine.

L’evento si inserisce all’interno dell’iniziativa “La vita nelle mani”, che si svolgerà dal 10 al 17 maggio, e rappresenta un’iniziativa dedicata alla connessione tra arte e benessere sociale e ospiterà interventi di rappresentanti delle istituzioni e dei servizi sanitari , docenti universitari, professionisti della salute, operatori culturali, artiterapeuti, artisti ed artigiani per sviluppare una piena consapevolezza del potere delle mani in tutte le sue declinazioni.

Domenica 10 maggio è prevista l’inaugurazione della mostra “Le Arti nelle nostre mani” ideata e allestita  dagli studenti del Liceo Artistico San Giuseppe di Grottaferrat. Dal 12 al 15 maggio  ci saranno laboratori gratuiti di Drammaterapia Integrata, Artigianato Artistico, Scrittura Creativa, Grafica.

L’intento è quello di sviluppare un modello innovativo di welfare culturale rivolto alla prevenzione e alla cura del disagio giovanile in epoca digitale, un intervento importante in questo momento storico e per il nostro futuro, nell’educazione, nella terapia, nella cura, nelle relazioni.

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Health Humanities in Translation, conferenza internazionale a L’Aquila il 29 e 30 maggio 2026

Locandina_HHinT_defLe Health Humanities sono spesso definite come un movimento interdisciplinare che applica le strategie e i metodi delle discipline umanistiche alle scienze della salute. Inrealtà è molto più di questo.

Le Health Humanities rappresentano uno spazio di dialogo e sfida per le scienze della salute e le discipline umanistiche. Uno spazio complesso che si estende tra la tensione del primo verso la conoscenza medica e l’attenzione del secondo verso la sensibilità umana. L’irriducibile differenza tra queste due dimensioni ha alimentato il dibattito sulla possibilità della loro coesistenza nella pratica clinica e nella formazione, sollevando la questione della traducibilità delle Scienze Umanistiche della Salute.

Come si possono tradurre le discipline umanistiche in processi di cura?
Come si possono formare i futuri operatori sanitari in questa pratica traduttiva?

Se ne parlerà a L’Aquila, il 29 e 30 maggio 2026, al Gran Sasso Science Institute, durante la conferenza internazionale “Health Humanities in Translation”. Tra i relatori invitati anche Cristina Cenci, founder Digital Narrative Medicine, che intevrerrà assieme a Rita Roncone, Laura Giusti, Silvia Mammarella, Dalila De Luca1, Alessandro Franceschini e Massimo Casacchia con una relazione dal titolo “Narrative Diaries of Students Engaging with the University Counseling and Consultation Service: A Four-Year Perspective”.

La questione della traduzione

La questione della traduzione delle conoscenze mediche è centrale nell’approccio traslazionale, che si basa su una dinamica circolare che collega tre aspetti fondamentali della medicina: sperimentazione di laboratorio, cura del paziente e dialogo con la comunità. La medicina traslazionale non vede il laboratorio come il suo punto di partenza, ma piuttosto come la continuazione di un dialogo con le persone, da cui ha origine e a cui tende. La traduzione della conoscenza, infatti, può essere efficace solo se considera il contesto umano specifico, non solo nella fase applicativa, ma anche e soprattutto in quella generativa.

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Nuovo Web-I-Narr SIMeN: presentazione del volume “Raccontare la malattia. Le nuove froniere della medicina narrativa” di Rita Charon

locandina-charon-defIl 18 marzo 2026 alle 18:30, nell’ambito del ciclo di webinar Voci tra le righe: L’esperienza viva della narrazione, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Narrativa, sarà presentato il volume Raccontare la malattia: Le nuove frontiere della medicina narrativa (Cortina, 2026) di Rita Charon. L’incontro, condotto da Mariateresa Dacquino, vedrà dialogare Nicoletta Suter e Marisa Del Ben con il curatore e traduttore dell’opera, Christian Delorenzo, esperto internazionale di letterature comparate, medicina narrativa e Medical humanities.

Rita Charon è una figura di riferimento nota a livello mondiale: fondatrice della medicina narrativa nonché studiosa di Henry James, è medico internista e professoressa alla Columbia University, dove attualmente dirige il dipartimento di Medical humanities ed etica. È già autrice di Medicina narrativa: Onorare le storie dei pazienti, il libro che nel 2006 ha fondato la disciplina e che è stato tradotto in italiano nel 2019.

Per la nuova opera Raccontare la malattia, il curatore Christian Delorenzo ha riunito, introdotto e tradotto in italiano i contributi più innovativi e significativi che Rita Charon ha pubblicato negli ultimi vent’anni (proprio dopo aver dato alle stampe Medicina narrativa).

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