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	<title>Digital Narrative Medicine &#187; storia di cura</title>
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	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
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		<title>Malattie croniche, quel racconto che porta alla cura</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 09:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[malattie croniche]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Storie di vita in salute e in malattia: il dualismo che caratterizza il vissuto dei pazienti con malattie croniche Di Alessandra Sidoti, infermiera Nurse24.it Malattie croniche, lasciare che il paziente si racconti Queste patologie sono invalidanti e causa di morte per 40 milioni di persone ogni anno (circa il 70% di tutti i decessi a livello globale), [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Storie di vita in salute e in malattia: il dualismo che caratterizza il vissuto dei pazienti con malattie croniche<span id="more-5111"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/malato_cronico_racconto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5112" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/malato_cronico_racconto-300x199.jpg" alt="malato_cronico_racconto" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Di <strong>Alessandra Sidoti</strong>, infermiera</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nurse24.it/infermiere/lavorare-come-infermiere/malattie-croniche-infermieri-storytelling-medicina-narrativa.html">Nurse24.it</a></p>
<p><strong>Malattie croniche, lasciare che il paziente si racconti</strong></p>
<p>Queste patologie sono invalidanti e causa di morte per 40 milioni di persone ogni anno (circa il 70% di tutti i decessi a livello globale), secondo quanto riportato dall’<a href="http://www.who.int/en/">Organizzazione Mondiale della Sanità</a> nel rapporto 2017.</p>
<p>Il passaggio da una vita in salute, nel senso olistico del termine, a una in malattia porta con sé tanti interrogativi e ripercussioni sia a livello psico-fisico che relazionale. Lo stigma sociale può divenire un fantasma da combattere e rischia di condurre il soggetto verso l’isolamento.</p>
<p><strong>Il ruolo dell’infermiere nelle </strong><strong>malattie croniche</strong></p>
<p>L’intervento infermieristico è una sorta di pillola che induce un effetto placebo, non certo equivalente al nulla, ma all’atto del curare che cura. Come evidenziato in diversi studi clinici, infatti, l’effetto placebo può essere più forte di quello farmacologico: l’atto di affidarsi è il motore del rilascio nel proprio organismo delle endorfine, gli ormoni proteici del benessere.</p>
<p><em>Accogliere l’unicità della storia della persona assistita lasciando che si racconti significa creare la fiducia</em></p>
<p>Prendere in carico un cliente, come afferma C. Rogers (1902-1987), noto psicologo statunitense, vuol dire lasciare che egli sia il protagonista del suo stesso processo di cura, riconoscere i bisogni reali inerenti anche la sfera psichica.</p>
<p>Prima stavo bene, non riesco ad accettarlo è una frase spesso usata dai pazienti durante un’intervista o un colloquio. È l’espressione del malessere e del bisogno di essere ascoltato. <strong>Ogni paziente ha una storia unica</strong> che non può essere identificata a quella di altre del gruppo con la stessa patologia. “La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato, la storia di cura” afferma l’Istituto Superiore di Sanità.</p>
<p>Tradurre il racconto in bisogni assistenziali vuol dire:</p>
<p>&#8211; rafforzare <strong>il rapporto di fiducia tra l’infermiere e il paziente</strong>;</p>
<p>&#8211; orientare il cliente verso comportamenti sani e il raggiungimento di un’adeguata aderenza terapeutica;</p>
<p>&#8211; rafforzare il self-empowerment;</p>
<p>&#8211; sviluppare le capacità residue.</p>
<p>Questa tecnica clinico-assistenziale di ascolto attivo rivolto al paziente e a tutti gli attori del processo di cura, prende il nome di <strong>medicina narrativa</strong>: termine preso in prestito dall’inglese Narrative Medicine – conosciuto con l’acronimo NBM – e diffuso negli anni Novanta grazie a Rachel Naomi Remen e Rita Charon, e si pone come obiettivo quello di comprendere e integrare tutte le narrazioni, per questo è necessario acquisire competenze comunicative specifiche.</p>
<p>Differenza tra medicina narrativa e storytelling</p>
<p>Avete mai sentito parlare di <strong>storytelling, letteralmente l’atto del narrare?</strong></p>
<p>Questa scienza della narrazione viene applicata in vari ambiti: da quello politico, al marketing, alla medicina. Narrare storie di vita tocca le corde dell’empatia e instaura relazioni profonde tra il racconta storie e il fruitore del messaggio.</p>
<p>È facile confondere la medicina narrativa con lo storytelling applicato alla salute, il confine tra le due discipline infatti è molto sottile. Facciamo un po&#8217; di chiarezza: <a href="https://www.nurse24.it/infermiere/lavorare-come-infermiere/malattie-croniche-infermieri-storytelling-medicina-narrativa.html">continua a leggere</a></p>
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		<title>Medicina Narrativa: prendersi cura del paziente e non solo della malattia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 11:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza terapeutica]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
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		<category><![CDATA[paziente]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto medico/paziente]]></category>
		<category><![CDATA[storia di cura]]></category>

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		<description><![CDATA[Diagnosi errate spesso colpa della fretta e della mancanza di comunicazione &#160; &#160; &#160; “Nelle linee guida che la comunità medico scientifica segue quale indirizzo per le proprie scelte cliniche, spiega Vincenzo Toscano, presidente AME – Associazione Medici Endocrinologi, si parla di malattia ma non dei malati. La medicina narrativa cerca di vedere la persona [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Diagnosi errate spesso colpa della fretta e della mancanza di comunicazione</em></p>
<p><span id="more-4695"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Immagine1.png"><img class=" size-medium wp-image-4653 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Immagine1-300x169.png" alt="Immagine" width="300" height="169" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Nelle linee guida che la comunità medico scientifica segue quale indirizzo per le proprie scelte cliniche, spiega <strong>Vincenzo Toscano, presidente <a href="http://www.associazionemediciendocrinologi.it/" target="_blank">AME – Associazione Medici Endocrinologi</a></strong>, si parla di malattia ma non dei malati. La medicina narrativa cerca di vedere la persona e la sua malattia nel loro insieme perché entrambe vanno curate: per questo abbiamo dedicato l’apertura del nostro congresso nazionale alla medicina narrativa, grazie ad un contributo incondizionato di <strong><a href="http://www.ibsa.it/" target="_blank">IBSA Farmaceutici</a></strong>. È interessante osservare che nel 70% dei casi, il medico interrompe il racconto del paziente sui sintomi e malattia dopo soli 18 secondi e non stupisce che molte delle diagnosi errate sono proprio dovute al non corretto ascolto del paziente. Certo non è un caso che oggi sia sempre più sentita l’esigenza di questa forma di comunicazione a fronte dei tempi così contingentati che gli specialisti sono tenuti a rispettare per la visita del paziente. La medicina narrativa è uno strumento che rende possibile il passaggio dal curare al prendersi cura e aiuta il medico a focalizzarsi sulle informazioni utili per una corretta diagnosi”.</p>
<p>“La figura del medico ha subito negli ultimi decenni del secolo scorso un profondo cambiamento, continua <strong>Marco Attard, <a href="http://www.ospedaliriunitipalermo.it/unitaop_endocrinologia_1.html" target="_blank">Unità Operativa di Endocrinologia Ospedale Cervello</a>, Palermo</strong>; tecnica e tecnicismi esasperati hanno modificato l’anima della nostra professione. Le attenzioni sono state sempre più indirizzate agli esami di laboratorio e a quelli strumentali; l’obiettivo dichiarato era quello dell’efficienza e della produttività. L’opera del medico è stata quindi rivolta alla malattia e non alla persona. Alla fine degli anni ’90, da un’analisi critica del fenomeno è scaturito il ripensamento della figura del medico e la nascita della <strong>Narrative Based Medicine</strong> (NBM). La medicina narrativa rimette il paziente al centro dell’operato del medico; è una nuova opportunità che ha le fondamenta in antiche saggezze: il medico deve restare il primo farmaco per il paziente”.</p>
<p>“Il rapporto medico-paziente, soprattutto nelle malattie croniche, è molto importante, introduce <strong>Cristina Cenci, antropologa del <a href="http://www.centerfordigitalhealthhumanities.com/it/" target="_blank">Center for Digital Health Humanities</a></strong>, per garantire un processo decisionale condiviso tra il medico e il paziente che abbia come obiettivo la cura della persona a 360°. La medicina narrativa integra la medicina basata sulle prove di efficacia (EBM) con le esperienze, il vissuto e le aspettative del paziente per favorire un percorso di cura personalizzato e condiviso a partire da tutte le opzioni terapeutiche disponibili. L’approccio narrativo è fondamentale per favorire l’aderenza terapeutica. Ancora oggi purtroppo prevale un approccio gerarchico al percorso di cura. L’obiettivo della medicina narrativa è favorire il passaggio dall’aderenza a una prescrizione, all’aderenza a una storia di cura condivisa. Le nuove tecnologie digitali, più che rafforzare la spersonalizzazione, possono, al contrario, favorire lo scambio narrativo tra medico e paziente, mitigando il paradigma gerarchico”.</p>
<p>“La medicina narrativa ha 3 accezioni, spiega <strong>Michela Armigliato, <a href="http://www.azisanrovigo.it/nqcontent.cfm?a_id=2163" target="_blank">Unità Operativa di Endocrinologia e Reumatologia ULSS 18</a>, Rovigo</strong>, come percorso assistenziale ma anche strumento per acquisire consapevolezza e di autocura. La medicina narrativa è uno strumento democratico che deve far parte del bagaglio culturale di tutto il personale coinvolto nel processo di salute: medici, pazienti, care givers, professioni sanitarie, direttori sanitari e cittadini. Personalmente, aggiunge l’endocrinologa, spero che venga inserita nei programmi di formazione universitaria del medico in quanto aiuta a sviluppare capacità di riflessione, speciali competenze comunicative e l’empatia necessaria per avviare una relazione di cura attraverso l’ascolto attivo del paziente”.</p>
<p>“Un’ampliamento della medicina narrativa è la medicina espressiva, commenta <strong>Simonetta Marucci, endocrinologa, <a href="http://www.uslumbria1.gov.it/pagine/servizio-ambulatoriale-disturbi-del-comportamento" target="_blank">Servizio per i Disturbi del Comportamento alimentare</a>, USL Umbria 1, Todi</strong>, nella quale la narrazione del paziente arriva a essere arte, attraverso pittura, musica, fotografia, poesia, ecc., nel tentativo di conoscere al meglio il paziente e aiutarlo a ricostruire la sua personalità. Da anni, nel centro dei disturbi del comportamento alimentare dove lavoro, gestisco un laboratorio di poesia Haiku, poesia breve (17 sillabe in tre versi) di origine giapponese che, attraverso una metafora con la natura, aiuta le pazienti a uscire dalla solitudine, facilitando l’espressione dei sentimenti e la condivisione del proprio vissuto. Da questa esperienza è stato tratto il libro “<em>Haiku nei disturbi del comportamento alimentare</em>”, Ed. Sì, il cui ricavato aiuta le associazioni dei pazienti <em>Mi fido di te</em> e <em>Girasole</em>”.</p>
<p>“Comunicare con i pazienti nel modo più convincente e al tempo stesso ripararsi dal burnout è molto importante, spiega <strong>Renato Giordano,</strong> <strong>medico e regista</strong>. Già Carlo Goldoni, che prima di dedicarsi al teatro praticava la professione medica, affermava “I due libri su cui ho più meditato per imparar di medicina sono stati IL TEATRO ed il MONDO”, mentre il regista francese Jean Luis Barrault diceva “Il TEATRO è la prima medicina che l’uomo ha inventato per proteggersi dalla malattia”.</p>
<p>“La medicina narrativa, conclude <strong>Alessandro Cecchi Paone</strong>, a cui era affidata la conduzione della sessione, intesa come raccolta di casi clinici di medici più o meno famosi, costituisce una parte non secondaria della storia della letteratura di tutti i tempi, sia che privilegi la componente scientifica di condivisione di esperienze professionali significative, sia che sia assurta a dignità letteraria autonoma, vera e propria. Scarsissimo invece il repertorio dei racconti delle malattie da parte dei pazienti. Una carenza grave, perché il punto di vista e il vissuto di chi chiede assistenza e cura sono essenziali per garantire meglio l&#8217;alleanza fra medico e malato, e rendere più efficace l&#8217;adesione al percorso terapeutico. E non solo per motivi psicologici, emotivi e motivazionali. Per questo trovo più che positivo il processo di attenzione focalizzato su una forma di comunicazione, magari mediata dagli strumenti digitali, che integra il poco tempo disponibile per la relazione interpersonale ambulatoriale”.</p>
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