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	<title>Digital Narrative Medicine &#187; relazione medico-paziente</title>
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	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
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		<title>Medicina narrativa: quando raccontare aiuta a curare</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 06:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nuovo approccio che unisce cura e racconto Immagina di entrare nello studio di un medico non solo per descrivere i sintomi fisici che ti affliggono, ma per raccontare la tua storia: emozioni, paure, speranze. E ora immagina che questo racconto diventi parte integrante del tuo percorso di cura, un elemento fondamentale per costruire un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="l-shared-sec-outer show-mobile"><strong><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2022/06/treatment-4099432_1920.jpg"><img class="size-medium wp-image-6812 alignleft" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2022/06/treatment-4099432_1920-300x200.jpg" alt="treatment-4099432_1920" width="300" height="200" /></a>Un nuovo approccio che unisce cura e racconto<br />
</strong>Immagina di entrare nello studio di un medico non solo per descrivere i sintomi fisici che ti affliggono, ma per raccontare la tua storia: emozioni, paure, speranze. E ora immagina che questo racconto diventi parte integrante del tuo percorso di cura, un elemento fondamentale per costruire un trattamento personalizzato. Questo è il cuore della <strong>medicina narrativa</strong>, un approccio innovativo che sta trasformando la relazione tra medico e paziente. La medicina narrativa si fonda su un’idea semplice ma rivoluzionaria: le parole e le immagini, usate con consapevolezza, possono avere un potere straordinario. Attraverso la narrazione, i pazienti riescono a comprendere meglio la propria condizione, mentre i medici, ascoltando e interpretando le storie, possono prendersi cura non solo della malattia, ma anche di tutti gli aspetti emotivi e sociali che la accompagnano.</div>
<div class="l-shared-sec-outer show-mobile"></div>
<p><span id="more-7796"></span></p>
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<h3 id="la-forza-delle-parole-nella-cura" class="rb-heading-index-1">La forza delle parole nella cura</h3>
<p>Le parole non sono solo strumenti per descrivere; se usate correttamente, possono creare legami, rafforzare la fiducia tra medico e paziente e favorire una diagnosi più accurata. Non si tratta di un semplice esercizio di comunicazione, ma di un cambiamento di paradigma. Come sottolinea la <strong>Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN)</strong>, la medicina narrativa non è una tecnica, ma un diverso modo di concepire la cura, che pone il racconto al centro del processo terapeutico.</p>
<p>Negli anni, il limite di un approccio esclusivamente tecnico, basato sulla cosiddetta <strong>evidence-based medicine</strong> (EBM), è diventato sempre più evidente. Se la medicina tradizionale si basa su prove scientifiche per definire i migliori trattamenti, la medicina narrativa aggiunge un tassello fondamentale: l’esperienza unica del paziente. Questo metodo, conosciuto come <strong>narrative-based medicine (NBM)</strong>, permette di dare voce alla complessità della malattia attraverso il racconto, sia da parte del paziente che del medico.</p>
<h3 id="la-narrazione-come-terapia" class="rb-heading-index-2">La narrazione come terapia</h3>
<p>Ogni paziente vive la malattia in modo diverso, e spesso fatica a esprimere tutte le sfumature del proprio disagio. Qui entra in gioco la narrazione: raccontare la propria esperienza, anche attraverso la scrittura o le immagini, può avere un effetto liberatorio e terapeutico. Come spiega <strong>Rita Charon</strong>, pioniera della medicina narrativa, “trovare le parole per contenere il disordine e le preoccupazioni della malattia dà forma e controllo al caos stesso”.</p>
<p>In un’epoca in cui si parla sempre più spesso di medicina personalizzata, la narrazione diventa uno strumento imprescindibile. Non è solo il paziente a trarre beneficio da questo approccio: anche i medici possono scoprire nuovi aspetti del proprio lavoro, sviluppare una maggiore empatia e affrontare meglio le sfide quotidiane.</p>
<h3 id="benefici-concreti-per-pazienti-e-medici" class="rb-heading-index-3">Benefici concreti per pazienti e medici</h3>
<p>Per i pazienti, la medicina narrativa rappresenta un’opportunità per sentirsi ascoltati e protagonisti del proprio percorso di cura. Raccontare la propria storia permette di mettere in luce aspetti che potrebbero sfuggire a una semplice anamnesi medica, favorendo diagnosi più accurate e trattamenti su misura.</p>
<p>Per i medici, la narrazione offre un punto di vista nuovo. Leggere e interpretare i racconti dei pazienti non solo aiuta a comprendere meglio le loro esigenze, ma contribuisce anche a migliorare il rapporto con loro, con i colleghi e persino con se stessi.</p>
<p>Come evidenziato dalla <strong>Association of American Medical Colleges (AAMC)</strong>, “gli studenti e i medici devono conoscere l’anatomia della storia del paziente così come conoscono l’anatomia del corpo umano”. Un’affermazione che ribadisce quanto sia importante non ridurre i pazienti a un insieme di sintomi, ma considerarli nella loro totalità.</p>
<h3 id="la-tecnologia-al-servizio-della-medicina-narrativa" class="rb-heading-index-4">La tecnologia al servizio della medicina narrativa</h3>
<p>Nell’era digitale, anche la medicina narrativa evolve. Strumenti come la piattaforma <strong>DNM (Digital Narrative Medicine)</strong>, sviluppata in Italia, offrono nuovi modi per integrare la narrazione nella pratica clinica quotidiana. Questi strumenti consentono di raccogliere e analizzare le storie dei pazienti in modo sistematico, dimostrando che la medicina narrativa non è solo un ideale, ma una realtà concreta e applicabile.</p>
<p><strong><a href="https://www.salutebuongiorno.it/2025/01/medicina-narrativa-quando-raccontare-aiuta-a-curare/" target="_blank">Continua a leggere l&#8217;articolo</a></strong></p>
</div>
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		<title>La medicina narrativa nel colloquio clinico e nella televisita: evento ECM dal 13 ottobre</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 08:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[umanizzazione delle cure]]></category>

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		<description><![CDATA[Aspetti relazionali e umanizzazione delle cure Dal 13 al 27 ottobre 2023 evento indirizzato a medici chirurgi e psicologi La partecipazione garantisce 19 crediti ECM La medicina narrativa ha l’obiettivo di centrare la cura sulla persona e, mediante la relazione, questo obiettivo deve essere raggiungibile in ogni colloquio clinico, sia in ambulatorio, sia in ospedale, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/jp.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7103" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/jp-300x184.jpg" alt="jp" width="300" height="184" /></a>Aspetti relazionali e umanizzazione delle cure</p>
<p>Dal 13 al 27 ottobre 2023 evento indirizzato a medici chirurgi e psicologi<br />
La partecipazione garantisce 19 crediti ECM</p>
<p>La medicina narrativa ha l’obiettivo di centrare la cura sulla persona e, mediante la relazione, questo obiettivo deve essere raggiungibile in ogni colloquio clinico, sia in ambulatorio, sia in ospedale, sia nei servizi diagnostici e territoriali. Il colloquio clinico è una sequenza comunicativa tra sanitario e paziente che, se ben condotto, fa emergere la storia di malattia e il suo punto di vista. Quando ciò accade la comunicazione è person-centred e, solo quanto è tale, produce effetti nei pazienti, nei medici e a livello organizzativo, rilevabili con studi riportati in letteratura scientifica. Il colloquio clinico basato sulla medicina narrativa può portare alla trascrizione dei contenuti nel consueto diario clinico, nella consulenza trascritta in cartella o nella cartella del paziente ove questa sia utilizzata come strumento di ascolto.<span id="more-7165"></span><br />
La formazione dei sanitari sulle metodologie relazionali e comunicative in ambito clinico ha prevalentemente lo scopo di modificare comportamenti acquisiti attraverso l’osservazione e l’imitazione dei professionisti più anziani. La società attuale richiede ai sanitari l’acquisizione di modalità comunicative nuove rispetto al passato ed impone al medico e agli altri professionisti della salute un adeguamento dei comportamenti comunicativi nella relazione con il paziente e i suoi familiari.<br />
La modifica dei comportamenti è spesso indipendente dalle conoscenze, quindi la formazione deve essere caratterizzata dal coinvolgimento dei partecipanti con video-sessioni e dibattiti, ma soprattutto basarsi sulla formazione simulata mediante role-play realizzati con pazienti standardizzati (sanitari o pazienti che sono in grado di simulare sempre con lo stesso livello di difficoltà) e feedback individuali. I professionisti sanitari richiedono una formazione basata sulle evidenze. Il progetto di formazione che viene proposto è evidence based e con una parte di formazione simulata. In particolare, tutti gli standard proposti durante la formazione sono basati su evidenze scientifiche.<br />
Nel corso verrà presentato un modello di comunicazione che unisce gli elementi essenziali del Kalamazoo Consensus Statement alla medicina narrativa con lo scopo di centrare il colloquio clinico sul paziente in modo da includere il suo punto di vista della sua storia.<br />
Il corso è on line in modalità sincrona e partecipativa; ogni partecipante, oltre alle 12 ore di formazione in aula virtuale, avrà 1 ora di formazione on line individuale con un docente (medico) insieme al quale simulerà una televisita. Al termine della simulazione il docente darà un feedback e commenterà la simulazione con il partecipante rispondendo ad eventuali quesiti.</p>
<p><strong>Modulo 1</strong><br />
<strong>Venerdì 13 ottobre ore 15.00 – 19.00</strong><br />
Nella prima sessione di 4 ore verrà presentata la medicina narrativa e la “postura” narrativa, verrà introdotto il concetto di modello di comunicazione con un inquadramento storico e il suo utilizzo nei Paesi dove esiste una lunga tradizione di formazione in ambito comunicativo. Nel mondo anglosassone i modelli comunicativi hanno permesso di definire gli standard per la valutazione del colloquio clinico, che sono richiesti per l’objective structured clinical examination ovvero l’esame di abilitazione che periodicamente il medico deve sostenere ai fini dell’abilitazione alla professione. Durante questo esame, che consiste nella simulazione di una visita medica, vengono valutate anche le abilità di comunicazione ed è per questo che sono nati degli standard evidence based utilizzati nella formazione e nella valutazione della comunicazione nel colloquio clinico. La presentazione della Checklist degli elementi essenziali della comunicazione nel colloquio clinico sarà seguita da una video-sessione con valutazione di una visita ambulatoriale. Per la televisita sarà analizzato anche il canale di comunicazione paraverbale<br />
<strong>Modulo 2</strong><br />
<strong>Venerdì 20 ottobre ore 15.00 – 19.00</strong><br />
La seconda sessione inizia con un&#8217;analisi dettagliata delle evidenze scientifiche a supporto dei compiti previsti per l’apertura del colloquio clinico. Presentarsi, nel colloquio clinico, è una fase che non viene molto curata e le evidenze ci mostrano che spesso viene omessa o realizzata in modo limitato. L’ascolto nell’apertura permette al paziente di esporre il suo problema, per contro i medici spesso interrompono il paziente e non sollecitano ulteriormente l’esposizione del problema.<br />
Dopo aver analizzato l’apertura del colloquio, sarà affrontata la costruzione della relazione e la comprensione del punto di vista del paziente. Il filo conduttore sarà l’empatia e un mini training cognitivo-comportamentale permetterà ai partecipanti di utilizzare strumenti semplici per aumentare l’efficacia nella comunicazione empatica.<br />
<strong>Modulo 3</strong><br />
<strong>Venerdì 27 ottobre ore 15.00-19.00</strong><br />
Nella terza sessione un’analisi dell’empatia come fenomeno neurobiologico servirà per definire il concetto di empatia cognitiva. Il passo successivo sarà la presentazione della definizione di empatia contenuta nel dizionario di medicina narrativa.<br />
La relazione tra empatia e burnout è complessa e ancora non del tutto chiara, tuttavia esistono evidenze che supportano l’efficacia della relazione empatica nella prevenzione. Verrà inoltre introdotto il concetto di compassion fatigue e un modello per spiegare l’effetto protettivo dell’empatia rispetto al burnout. Infine si analizzeranno le evidenze relative alla comprensione del punto di vista del paziente nel colloquio clinico narrativo. Infine, sarà studiato l’accordo sulla pianificazione per favorire l’aderenza e la soddisfazione del paziente.<br />
È prevista 1 ora di lezione individuale, che sarà definita singolarmente in accordo con il docente.<br />
Il corso è erogato come FAD sincrona con utilizzo della piattaforma Zoom®<br />
Sono previste 12 ore di formazione in plenaria e una di formazione individuale.<br />
Per partecipare al corso è necessario un pc dotato di microfono e webcam. Per tutta la durata delle sessioni i partecipanti dovranno tenere la webcam attiva.<br />
<strong>Docenti</strong><br />
• Sergio Ardis – Dirigente Medico, esperto di comunicazione in sanità – Azienda USL Toscana Nord Est,<br />
• Paolo Trenta – Sociologo, Consiglio Direttivo SIMeN,<br />
• Carlo Mazzatenta – Medico Dermatologo presso Azienda USL Toscana Nord Ovest, Area Lucca,<br />
• Valentina Ungaretti – Odontoiatra,<br />
• Alessandra Mazzoni – Medico cardiologo presso Azienda USL Toscana Nord Ovest,<br />
• Irene Cavasini – Medico Chirurgo Convenzionato con l’azienda Toscana Nordovest per l’Assistenza Primaria a ciclo di scelta ambito Lucca1,<br />
• Dario Nieri – Medico Chirurgo Dirigente Medico in Malattie dell’Apparato Respiratorio presso UO Pneumologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, Pisa.<br />
La quota per la partecipazione al Webinar è di 400,00 euro<br />
Per gli iscritti a SIMeN la quota partecipazione è di 350,00 euro<br />
L’attestato ECM sarà reso disponibile in piattaforma nei giorni successivi alla conclusione del percorso formativo, previo superamento del questionario ECM con il 75% delle risposte corrette e il raggiungimento del 90% della frequenza.<br />
<strong>Iscrizioni</strong><br />
Per maggiori informazioni contattare la segreteria organizzativa del Provider Punto Formazione (ID 6002) al numero 0742.340904 o via mail, all’indirizzo ecm@puntoformazione.net o, in alternativa, consultare il sito di Punto Formazione:<br />
https://www.puntoformazione.net/ecm-formazione-sanitaria/la-medicina-narrativa-nel-colloquio-clinico-e-nella-televisita/</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>We Women Engineers intervista Cristina Cenci: prospettive di Medicina Narrativa</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/we-women-engineers-intervista-cristina-cenci-prospettive-di-medicina-narrativa/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jun 2017 09:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Health Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[center for digital health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[cristina cenci]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccoci al terzo appuntamento della Rubrica “La Salute tra oggi e domani”. Si tratta di un appuntamento speciale in quanto quello in questione è un articolo a quattro mani: le mie e quelle di Manuela Appendino, fondatrice di WeWomEngineers e curatrice della Rubrica Tech&#38;Child. &#160; Articolo di Giusi Di Salvio, We Women Engineers La Medicina [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al terzo appuntamento della Rubrica “La Salute tra oggi e domani”.<br />
Si tratta di un appuntamento speciale in quanto quello in questione è un articolo a quattro mani: le mie e quelle di Manuela Appendino, fondatrice di <a href="http://www.wewomengineers.com/">WeWomEngineers</a> e curatrice della Rubrica Tech&amp;Child.</p>
<p><span id="more-5094"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/cristina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5095" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/cristina.jpg" alt="cristina" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di Giusi Di Salvio, <a href="http://www.wewomengineers.com/innovation/wwe-intervista-cristina-cenci-prospettive-di-medicina-narrativa/">We Women Engineers</a></p>
<p>La <strong>Medicina Narrativa</strong>, di cui ho parlato nel <a href="http://www.wewomengineers.com/ideas/la-medicina-che-ascolta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">precedente articolo</a>, ci ha appassionate al punto da ritornare sull’argomento ma in  modo un po&#8217; particolare.</p>
<p>Dal primo istante in cui sono venuta a conoscenza della Medicina Narrativa, l’ho intesa come il connubio tra buona pratica medica del passato ed appropriato utilizzo della tecnologia del presente, ed ancor più del Dal primo istante in cui sono venuta a conoscenza della Medicina Narrativa, futuro.</p>
<p>Il rapporto medico-paziente, che è il fulcro della Medicina Narrativa, è un tema che merita di essere approfondito.</p>
<p>Questo è ancor più vero per chi, come me, crede profondamente nel potenziale dell’Ingegneria Biomedica di realizzare delle modalità di cura (oltre che di diagnosi, intervento, riabilitazione) che, prima di tutto, migliorino la <strong>qualità di vita del paziente</strong> in relazione alla propria malattia.</p>
<p>Il progresso e l’innovazione in campo medico, resi sempre più possibili dalle tecnologie avanzate utilizzate, ormai, in maniera del tutto capillare, possono ritenersi tali solo se consentono di “far star bene il paziente” prima che curare, in modo sempre più efficace ed efficiente, la malattia.</p>
<p>Insomma, il paziente è, prima di tutto, un essere umano che, indipendentemente dal proprio stato di salute, deve riuscire a condurre uno stile di vita migliore possibile e, quindi, sentirsi sempre più in grado di superare la malattia stessa.</p>
<p>Se la Medicina Narrativa nasce per avvicinare le due facce di una medaglia: paziente-medico, dall’altra si innesca l’esigenza di trovare un punto sinergico sul quale poter dialogare tutti insieme indistintamente, pazienti, clinici e perché no, anche gli ingegneri biomedici.</p>
<p>Troppo spesso l’approccio tecnico-scientifico trascura la comunicazione intesa come apertura all’emozione, al feeling che si può creare all’interno di un team di sala operatoria.</p>
<p>Sebbene essere tecnicamente preparati sia una condizione sufficiente, noi WWEvvini pensiamo che il dialogo sia ancora carente e che si debbano attivare iniziative che possano aprire gli orizzonti di ciascuno.</p>
<p>Incontrare Giusi in questo progetto è stato determinante perchè proprio grazie alla sua condivisione ed al supporto reciproco abbiamo provato ad esplorare un terreno molto comunicativo, di conseguenza un pò lontano dal quotidiano di un ingegnere Biomedico e Clinico.</p>
<p>Avvicinarci a Cristina è stato un onore oltre che un piacere, per la sua disponibilità e perché ha saputo apprezzare il nostro intento.</p>
<p>Alla luce di queste considerazioni, ci siam dette: chi potrebbe aiutarci meglio di Colei che ha creduto nella Medicina Narrativa al punto da fondare un Centro di Ricerca ed Innovazione ed una Start Up che ne consentono l’effettiva applicazione nella pratica clinica?</p>
<p>Ecco <strong>Cristina Cenci</strong>: antropologa, fondatrice del <a href="http://www.centerfordigitalhealthhumanities.com/it/">Center for Digital Health Humanities</a> e della start up <strong>DNM-Digital Narrative Medicine</strong>, curatrice del blog <a href="http://cristinacenci.nova100.ilsole24ore.com/about/?refresh_ce=1">Digital-Health, NOVA-SOLE24ORE</a>.</p>
<p>Dunque, vi lasciamo alle Sue parole.</p>
<p><em><strong>▪ In che modo hai sfruttato il tuo corso di Laurea, la tua preparazione, per arrivare a temi di carattere generale come la salute, portando alla ribalta questioni delicate, rivolte, appunto, ai pazienti? Al riguardo, oggi si sente, sempre più, parlare di “empowerment” del paziente. Cosa si intende con ciò? </strong></em></p>
<p>Il primo grande strumento che ti offrono gli studi antropologici è “lo sguardo da lontano”, la capacità cioè di problematizzare l’ovvio, di guardare tutto, anche gli aspetti più banali del quotidiano, come se si venisse da un altro mondo. Per questo ho cominciato a guardare il web e le conversazioni online, come una “straniera interna” e mi sono resa conto di quanto sia riduttivo considerarli semplicemente un nuovo strumento di comunicazione. L’interazione online e virtuale costruisce in realtà nuovi mondi e noi viaggiamo tra un mondo e l’altro. Pensiamo ai <em>selfie</em> che ogni giorno vengono pubblicati su quella piazza virtuale che è instagram. Immaginiamo di farlo su una delle tante piazze italiane, dovremmo pagare per occupazione di suolo pubblico. Internet cambia la definizione di pubblico e di interazione tra individuo e collettività. In questo nuovo contesto, cambia anche il significato di “<strong>empowerment</strong>”, che nella sua accezione tradizionale sembra implicare un processo di educazione del paziente per una scelta più consapevole, mantenendo una valenza gerarchica. Il digitale sposta l’interazione in un terreno più paritario. Per questo, in letteratura, si tende a usare sempre più spesso il concetto di <strong>engagement</strong>, che una recente <a href="http://www.medicinanarrativa.it/it/simen/eventi/consensus-conference-sul-patient-engagement/">Consensus Conference</a> ha definito come processo che coinvolge tutti gli attori della cura e non solo il paziente.</p>
<p><em>▪ <strong>Quale pensi debba essere l’evoluzione della Medicina più congeniale alle mutevoli esigenze del paziente, in modo da migliorare l’efficacia terapeutica? </strong></em></p>
<p>Penso che dobbiamo cambiare le parole che diamo alle cose, perché questo può aiutarci a rimettere in discussione modelli che non hanno funzionato. Vi sembrerà strano, ma una delle espressioni che cambierei è “il paziente al centro”, la sostituirei con “<strong>la relazione al centro</strong>”. Troppo spesso “il paziente al centro” rievoca e si associa a “il cliente al centro”, facendoci pensare che ci sia un solo soggetto da soddisfare. Il rituale dell’atto terapeutico contemporaneo fonda invece  la sua efficacia sulla co-costruzione della storia di cura, sulla valorizzazione delle conoscenze, dei vissuti, delle aspettative sia del curante che del paziente. Siamo abituati ad attribuire “il sapere” al medico e “il bisogno” al paziente. In realtà, pur nella differenza, anche il paziente è portatore di un sapere importante, così come il medico è portatore di aspettative ed esigenze. Mi ha sempre colpito una cosa: io riesco a capire se le mie figlie hanno la febbre, anche una piccola alterazione, senza termometro, mi riesce solo con loro. Ho una competenza corporea che nasce da un’intimità che un medico non potrà mai avere. Molti medici riconoscono che nella storia di un paziente, nelle metafore che usa, c’è talvolta una diagnosi cifrata. Altre volte ovviamente c’è il contrario: un rifiuto e un oscuramento  dalla diagnosi. È importante però lasciare spazio all’ascolto e all’intuito clinico che può generare. A sua volta, il curante non è un erogatore di servizi a un cliente, è un potenziale mediatore di vita e di morte, è a contatto con materiale emotivo incandescente e il suo benessere, i suoi bisogni sono fondamentali per il successo di un percorso di cura.</p>
<p><em><strong>▪</strong> <strong>La Medicina Narrativa ha lo scopo di creare complicità tra medico e paziente, servendosi di piattaforme e tecnologie digitali. </strong></em><em><strong>Il binomio complicità/digitale, tuttavia, viene visto come una vicendevole esclusione.</strong></em></p>
<p><em><strong>In che modo spieghi, invece, tale connubio? </strong></em></p>
<p>Quando si parla di medicina narrativa si pensa subito ad una relazione medico paziente caratterizzata da maggiore vicinanza e attenzione. E spesso si tende ad associare questi aspetti ad una relazione faccia a faccia. La diffusione delle tecnologie digitali di conversazione, soprattutto nella salute, mostra come la narrazione mediata da un computer o uno smartphone possa essere ugualmente efficace ed empatica. Lo schermo digitale non introduce maggiore spersonalizzazione nella relazione, al contrario, <strong>può facilitare l’ascolto della storia del paziente</strong>. Il medico spesso non è abituato ad ascoltare e gestire i vissuti emotivi e i bisogni della persona nel malato, tende a vedere solo la malattia. Nella maggior parte dei casi non ha tempo reale e soggettivo per questo tipo di ascolto. A sua volta il paziente, nel corso della visita, tende a non ricordare con chiarezza, è confuso, talvolta in soggezione. L’uso della comunicazione digitale consente al medico e al paziente di scegliere i tempi della scrittura e dell’ascolto. Il paziente scrive quando si sente, quando riesce, quando ha il problema. Il medico legge quando può e riesce anche meglio a condividere con l’intero team curante osservazioni e feedback. Sono sempre di più le start up e i device per il telemonitoraggio dei parametri clinici. Pensiamo che il digitale sia fondamentale anche per rilanciare e valorizzare l’uso delle narrazioni nella pratica clinica. La raccolta digitale della storia elimina i tempi di trascrizione dell’intervista con un impatto importante sui tempi e le modalità di analisi e interpretazione.  Facilita anche in modo significativo il lavoro del team, che può aggregarsi e confrontarsi intorno alla storia del paziente, senza figure di mediazione/traduzione. Il digitale rende più percorribile e operativa l’integrazione dei diversi punti di vista. <a href="http://www.wewomengineers.com/innovation/wwe-intervista-cristina-cenci-prospettive-di-medicina-narrativa/">continua a leggere</a></p>
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		<title>L’uso etico dei dati</title>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2017 11:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[biomedica]]></category>
		<category><![CDATA[EBM]]></category>
		<category><![CDATA[evidence based medicine]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Narrative Based Medicine]]></category>
		<category><![CDATA[relazione medico-paziente]]></category>
		<category><![CDATA[Storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Articolo di Luca de Fiore su Dottprof.com &#160; La dialettica tra la medicina basata sulle prove e la medicina narrativa è oggi la narrazione prevalente. Viene solitamente presentata come una contrapposizione tra un approccio alla cura basato sulla valutazione di dati impersonali e la presa in carico del malato come persona portatrice di una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5032"></span></p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/34c6395.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5033 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/34c6395-300x173.jpg" alt="34c6395" width="300" height="173" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <strong>Luca de Fiore</strong> su <strong><a href="https://dottprof.com/2017/04/luso-etico-dei-dati/#.WSKZ70NVvK0.twitter" target="_blank">Dottprof.com</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La dialettica tra la <strong>medicina basata sulle prove</strong> e la <strong>medicina narrativa</strong> è oggi la narrazione prevalente. Viene solitamente presentata come una contrapposizione tra un approccio alla cura basato sulla valutazione di dati impersonali e la presa in carico del malato come persona portatrice di una propria <strong>storia</strong>, di un <strong>contesto</strong> sociale e affettivo di riferimento e, infine, di proprie preferenze basate su <strong>valori</strong> individuali.</p>
<p>La <strong>narrative-based medicine</strong> beneficia di un ricco <strong>storytelling</strong>, alimentato da una sempre ricca <em>illness narrative</em>, che porta con sé anche la recente riscoperta di uno stile di réportage fotografico che si richiama al lavoro di grandi autori degli anni Sessanta e Settanta, da Berengo Gardin a Carla Cerati o Letizia Battaglia. Anche le riviste accademiche hanno progressivamente adattato i propri contenuti a un crescente interesse per le sensazioni provate dal paziente, per i suoi stati d’animo e aspettative.(1) Come già accaduto per la <strong>evidence-based medicine</strong>, questa attenzione per la medicina narrativa è ormai terra di conquista da parte dell’industria, pronta a cogliere tutte le opportunità per sottolineare il primato del vissuto del malato rispetto ai dati che escono dalla ricerca. Anche le <strong>agenzie regolatorie</strong> sono messe sempre più in difficoltà dalla pressione delle associazioni di pazienti e di loro familiari. Un caso emblematico è quello del medicinale Eteplirsen, approvato dopo mesi di discussione con l’indicazione terapeutica della distrofia muscolare, senza che l’azienda produttrice avesse presentato dati robusti di efficacia clinica. <strong><a href="https://dottprof.com/2017/04/luso-etico-dei-dati/#.WSKZ70NVvK0.twitter" target="_blank">continua a leggere</a></strong></p>
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		<title>Ma quanto è difficile operare in “scienza e coscienza”</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 10:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[EBM]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di cura]]></category>
		<category><![CDATA[relazione medico-paziente]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera di un medico contro l&#8217;ossessione per l&#8217;EBM con la voglia di riscoprire la relazione di cura &#160; Lettera di Ornella Mancin su Quotidiano Sanità La professione medica è basata sulla relazione medico-paziente, e se pur tale relazione è stata ed è  soggetta a rimaneggiamenti determinati dal cambiamento del contesto sociale , essa rimane elemento fondante dell’atto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lettera di un medico contro l&#8217;ossessione per l&#8217;EBM con la voglia di riscoprire la relazione di cura</em><span id="more-4514"></span></p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/Immagine2.png"><img class=" size-medium wp-image-4515 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/Immagine2-300x176.png" alt="Immagine" width="300" height="176" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Lettera di <strong>Ornella Mancin</strong> su <strong><a href="http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=40376" target="_blank">Quotidiano Sanità</a></strong></p>
<p style="text-align: left;">La professione medica è basata sulla <strong>relazione medico-paziente</strong>, e se pur tale relazione è stata ed è  soggetta a rimaneggiamenti determinati dal cambiamento del contesto sociale , essa rimane elemento fondante dell’atto medico. Tuttavia   l’avvento dell’ <strong>Evidence  Based Medicine</strong> (EBM) con la sua “ossessione per l’evidenza e l’appropriatezza” (cit. <a href="http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=40190" target="_blank">Davide Sisto su QS</a>)  e le  sempre più frequenti spinte del mondo politico per una riduzione della spesa sanitaria, stanno minando  la relazione di cura,  relegando  sempre più il rapporto medico paziente a fatto marginale.</p>
<p>Il medico  infatti,  sempre più preoccupato a rispondere ai criteri di appropriatezza e  a seguire i protocolli e le linee guida, opera spesso basandosi esclusivamente  sulle   conoscenze scientifiche e sull’abilità tecnica acquisita , rinunciando facilmente  al proprio <em>ethos umanitario</em>, perché sempre più ritenuto un optional che sottrae tempo ai ritmi del lavoro.</p>
<p style="text-align: left;">I pazienti diventano così, come descrive bene <strong>Davide Sisto</strong> nel suo intervento,  “unità standardizzate di malattia, perché i protocolli non hanno tra le loro caratteristiche la capacità umana , quindi relazionale, di comprendere l’unicità delle storie individuali e la complessità esistenziale alla base dei valori, dei comportamenti, degli stati d’animo e dei modi di vivere che definiscono ogni persona nella sua singolarità irripetibile”.</p>
<p>Ma i medici possono essere tali se rinunciano alla relazione con il paziente? “Vogliamo guardare al futuro, ma partendo dalle nostre radici, e le nostre radici sono <strong>la relazione di cura</strong>, i principi etici fondanti della professione e il ruolo di mediatore del medico”. Queste sono state le parole della nostra presidente FNOMCeO Roberta Chersevani a Rimini in apertura dei lavori.</p>
<p>Ma il medico oggi ha quella autonomia professionale per coniugare al meglio appropriatezza, evidenze scientifiche e relazione di cura?<br />
Ognuno di noi nel suo ambito professionale sta sperimentando la fatica di operare in “scienza e coscienza”  sempre  più stretti  tra lacci burocratici e le esigenze dell’economia. <em><strong><a href="http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=40376" target="_blank">continua a leggere</a></strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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