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	<title>Digital Narrative Medicine &#187; metafore</title>
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	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
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		<title>&#8220;Le metafore in oncologia e onco-ematologia&#8221;: presentazione del libro a cura di Cristina Cenci il 19 novembre 2025</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 16:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[iss]]></category>
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		<category><![CDATA[metafore in oncologia]]></category>
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		<description><![CDATA[È uscito il libro &#8220;Le metafore in oncologia e onco-ematologia&#8221; edito da Carocci, a cura di Cristina Cenci, antropologa e founder DNM, con la prefazione di Giuseppe Antonelli, linguista e docente all&#8217;Università di Pavia. I risultati dell&#8217;indagine saranno presentati il 19 novembre alle ore 14.30 presso la Biblioteca dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità a Roma, in via Regina [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/1762334970694.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8138" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/1762334970694-169x300.jpg" alt="1762334970694" width="169" height="300" /></a>È uscito il libro &#8220;Le metafore in oncologia e onco-ematologia&#8221; edito da Carocci, a cura di Cristina Cenci, antropologa e founder DNM, con la prefazione di Giuseppe Antonelli, linguista e docente all&#8217;Università di Pavia. I risultati dell&#8217;indagine saranno presentati il 19 novembre alle ore 14.30 presso la Biblioteca dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità a Roma, in via Regina Elena 299.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca mira a colmare un vuoto nella letteratura scientifica italiana sull’uso delle metafore in oncologia e onco-ematologia. Si tratta del primo studio sistematico sull’uso delle metafore nei racconti di malattia e nella rappresentazione veicolata dai media.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio è stato realizzata dall’Istituto di ricerche Eikon Strategic Consulting Italia Società Benefit nel quadro del progetto <em>Il senso delle parole. Un’altra comunicazione è possibile</em>, promosso da Takeda Italia con il sostegno di un gruppo di associazioni di pazienti, AIL, AIPaSiM, Fondazione Paola Gonzato-Rete Sarcoma ETS, Salute Donna ODV, Walce APS.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8137"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso l’analisi sistematica dei linguaggi metaforici utilizzati nel contesto della malattia oncologica e onco-ematologica, la ricerca mira a promuovere una maggiore consapevolezza sull’uso delle metafore per sviluppare strategie di comunicazione più efficaci e appropriate. L’obiettivo è duplice: da un lato migliorare la relazione di cura e l’esperienza delle persone e dei loro familiari, dall’altro fornire indicazioni concrete per una comunicazione sociale della malattia oncologica che supporti percorsi e organizzazioni sanitarie più efficaci, diventando una risorsa e non un ulteriore problema per chi affronta la malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sottolinea il prof. Antonelli nella Prefazione al volume: “nella ricerca colpisce, tra le altre cose, la straordinaria ricchezza di metafore che le persone usano nel racconto della propria esperienza di pazienti. Ben 640 metafore diverse contro le 58 (sempre le stesse) usate da chi – nel mondo dei media – racconta quell’esperienza dall’esterno […] La classificazione per temi e funzioni utilizzata in questa ricerca potrebbe diventare il punto di partenza per un’antologia ragionata delle espressioni metaforiche usate dai pazienti. E trasformarsi, così, in una guida per selezionare quelle che di volta in volta potrebbero risultare più efficaci […] Il nostro obiettivo è quello di suggerire a pazienti, medici e accudenti le parole giuste per fare questo viaggio insieme. La cura delle parole, le parole della cura”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento è aperto a tutti previa prenotazione. Per partecipare basta scrivere a <a class="MRRcOEIzRvbRicBXxoqiBeMraPtGfKthi " tabindex="0" href="mailto:segreteria-cos@iss.it" target="_self" data-test-app-aware-link="">segreteria-cos@iss.it</a></p>
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		<title>Corso di Alta Formazione in &#8220;Efficacia comunicativa delle metafore nella relazione di cura&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 08:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[drammaterapia]]></category>
		<category><![CDATA[metafore]]></category>
		<category><![CDATA[narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[SIMeN]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è tempo fino al 20 ottobre 2024 per iscriversi al Corso di Alta Formazione in &#8220;Efficacia comunicativa delle metafore nella relazione di cura&#8221;. Il progetto è stato sviluppato dal CDI NarrAzioni e promosso da SIMeN, e sarà ospitato dall&#8217;Università Europea di Roma. Il CDI NarrAzioni è il primo Centro in Italia di ricerca e formazione di Drammaterapia Integrata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-01-100654.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-7693" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-01-100654-300x167.png" alt="Screenshot 2024-10-01 100654" width="300" height="167" /></a>C&#8217;è tempo fino al 20 ottobre 2024 per iscriversi al Corso di Alta Formazione in &#8220;Efficacia comunicativa delle metafore nella relazione di cura&#8221;. Il progetto è stato sviluppato dal CDI NarrAzioni e promosso da SIMeN, e sarà ospitato dall&#8217;Università Europea di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Il CDI NarrAzioni è il primo Centro in Italia di ricerca e formazione di Drammaterapia Integrata e di Drammaterapia Integrata Digitale in ambito clinico e sanitario. Il Centro, fondato dalla Dott.ssa Sandra Pierpaoli, si avvale del lavoro di un team specialistico di psicologi, psicoterapeuti, artiterapeuti, medici e filosofi, della partnership con PsyDit, una piattaforma creata da DNM e della collaborazione con associazioni come ASI (Accademia delle Scienze Integrate) e Save the Family APS.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corso si rivolge a personale sanitario (psicologi, psicoterapeuti, infermieri, medici, ecc.) ed è organizzato in modalità blended.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7692"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Prevede 50 ore di formazione articolate in 5 moduli da 10 ore ciascuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni: <a href="https://www.medicinanarrativa.network/efficacia-comunicativa-delle-metafore-nella-relazione-di-cura/">https://www.medicinanarrativa.network/efficacia-comunicativa-delle-metafore-nella-relazione-di-cura/</a></p>
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		<title>46° Congresso LICE &#8211; Lega Italiana Contro le Epilessie</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/46-congresso-lice-lega-italiana-contro-le-epilessie/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2023 06:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[epilessia]]></category>
		<category><![CDATA[lice]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[metafore]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tiene al Palacongressi &#8211; Mostra dOltremare di Napoli dal 7 al 9 giugno 2023, il 46mo Congresso della LICE &#8211; Lega Italiana Contro l&#8217;Epilessia. La struttura del Congresso ricalca quella degli eventi più recenti, con la riunione delle Commissioni il giovedì mattina, il Workshop LICE ed infine la Cerimonia di Apertura serale. Il giorno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/sardegna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7098" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/sardegna-274x300.jpg" alt="sardegna" width="274" height="300" /></a>Si tiene al Palacongressi &#8211; Mostra dOltremare di Napoli dal 7 al 9 giugno 2023, il 46mo Congresso della LICE &#8211; Lega Italiana Contro l&#8217;Epilessia.</p>
<p>La struttura del Congresso ricalca quella degli eventi più recenti, con la riunione delle Commissioni il giovedì mattina, il Workshop LICE ed infine la Cerimonia di Apertura serale.<br />
Il giorno successivo verrà affrontata la Giornata a Tema che quest&#8217;anno toccherà l&#8217;assai dibattuto argomento della &#8220;Sospensione della Terapia&#8221;.<br />
Anche quest&#8217;anno sono stati scelti 7 Breakfast Seminar che apriranno la seconda e la terza giornata. Tra questi, segnaliamo il Breakfast Seminar 4, a cura del Gruppo di Studio in Medicina Narrativa &#8220;A volte non abito qui: le metafore in epilessia&#8221;, moderato da Oriano Mecarelli e Flavia Narducci, con interventi di Cristina Cenci, Francesco Brigo, Daniela Audenino, Giovanni Falcicchio.</p>
<p><span id="more-7097"></span><br />
Il terzo giorno, come di consueto, avremo la Sessione Poster e le Comunicazioni Libere.</p>
<p>Info e prenotazioni:<a href="https://www.eventi-lice.org/" target="_blank"> Eventi Lice</a></p>
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		<title>“Dottore, ma è vero che?”: l’empatia narrativa nella comunicazione scientifica</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/dottore-ma-e-vero-che-lempatia-narrativa-nella-comunicazione-scientifica/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 09:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Digital Health]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[digital health]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
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		<category><![CDATA[oncologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo di Cristina Cenci su Nòva &#8211; Il Sole 24 Ore Il problema con le fake news è che le notizie possono essere false e spesso purtroppo lo sono, ma le emozioni che le sostengono sono sempre vere. Per contrastare quindi quelle che oggi chiamiamo “bufale”, ma che nelle scienze sociali sono studiate da decenni come rumors o leggende [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5706"></span></p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/cristina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5095 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/cristina.jpg" alt="cristina" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <em>Cristina Cenci</em> su <a href="http://cristinacenci.nova100.ilsole24ore.com/2018/02/28/dottore-ma-e-vero-che-lempatia-narrativa-nella-comunicazione-scientifica/" target="_blank">Nòva &#8211; Il Sole 24 Ore</a></p>
<p>Il problema con le <em>fake news</em> è che le notizie possono essere false e spesso purtroppo lo sono, ma le emozioni che le sostengono sono sempre vere.</p>
<p>Per contrastare quindi quelle che oggi chiamiamo “bufale”, ma che nelle scienze sociali sono studiate da decenni come <em>rumors</em> o leggende metropolitane, non basta, come sappiamo, opporre la notizia vera a quella falsa. Occorre entrare nel mondo emotivo di chi ci ascolta. Facile dirlo, molto meno saperlo o volerlo fare.</p>
<p>Ricordo una discussione di qualche hanno fa con una società scientifica che rivendicava il suo diritto a pubblicare in chiaro immagini scioccanti della malattia perché “vere” e scientifiche, senza cogliere che l’impatto di quella visione, spingeva l’incauto visitatore direttamente nelle braccia di molto più accoglienti rimedi naturali.</p>
<p>Talvolta la comunicazione delle associazioni scientifiche conserva toni paternalistici oppure autoreferenziali, o semplicemente pensati per contrastare più che per accompagnare.</p>
<p>“<em><strong><a href="https://dottoremaeveroche.it/">Dottore ma è vero che?</a></strong></em>”, il portale lanciato in questi giorni da <strong><a href="https://portale.fnomceo.it/">FNOMCeO</a>,</strong> sembra invece percorrere una strada diversa, che può segnare un cambiamento importante nella comunicazione scientifica della salute online.</p>
<p>Non ho navigato il sito in tutti i suoi contenuti, però almeno tre aspetti mi hanno colpito molto positivamente.</p>
<p>Il primo è lo stile grafico ed editoriale, dal nome del dominio alla home page: amichevole, vicino, accessibile. Tutto assume il punto di vista di chi cerca e non di chi spiega.</p>
<p>Il secondo è il “<a href="https://dottoremaeveroche.it/chi-siamo/">chi siamo</a>”. Insieme a presidenti di ordini dei medici, giornalisti scientifici, universitari ed editori scientifici, troviamo anche un “debunker” e un’associazione come #iovaccino, che nasce da una pagina facebook di una mamma. Questo è un primo messaggio importante: il web può essere il luogo in cui , nel rispetto dell’informazione validata dalle migliori prove di efficacia ad oggi disponibili, si incontrano attori diversi, capaci di ibridare i linguaggi e di variare le modalità espressive, per adattarle ai diversi registri emotivi.</p>
<p>Il terzo è lo stile delle risposte, capace di empatia narrativa con chi legge. Un esempio è il testo “<a href="https://dottoremaeveroche.it/la-chemioterapia-piu-male-bene/"><em>La chemioterapia fa più male che bene</em>?”</a> di Roberta Villa, medico e giornalista, che da più di vent’anni scrive sulle pagine di Salute del Corriere della Sera.</p>
<p>Vediamolo in analitico. La struttura della risposta si articola in tre aree.</p>
<ol>
<li><em><strong>“Da dove nasce questa idea?”</strong></em>. Qui si dà valore all’esperienza che è alla base dell’idea che la chemioterapia faccia più male che bene. Non la si rifiuta o la nega, la si accoglie. “<em>Sono farmaci definiti in maniera esplicita come “tossici”, per i quali occorre attenersi a una rigorosa serie di precauzioni: comprensibile che inquieti l’idea di farseli iniettare nelle vene</em>”.</li>
<li><em><strong>“Che cosa la smentisce”</strong></em>. Solo dopo aver riconosciuto la legittimità e il valore della domanda, si passa a offrire i dati che mostrano, al contrario, l’efficacia del percorso di cura. Sempre però conservando uno sguardo critico e centrato non solo su cosa faccia bene alla malattia, ma anche alla persona: “<em>Per altri tipi di tumori i risultati sono meno clamorosi, ma hanno contribuito ad aumentare la sopravvivenza globale per cancro. In tutti i casi si tratta di soppesare pro e contro, sia in termini di durata sia di qualità della vita, con o senza chemioterapia: per alcune situazioni, come quelle sopra descritte, i vantaggi della chemioterapia a medio e lungo termine sono indiscutibili, in altre, invece, possono essere meno certi</em>”.</li>
<li><em><strong>“Perché ci si crede?”</strong> </em>Nel finale, la risposta si fa carico del vissuto emotivo che sostiene e alimenta la domanda:“<em>l’idea di iniettare nell’organismo sostanze potenzialmente tossiche e che provocano malessere, in vista di un possibile futuro miglioramento, nei confronti di una malattia che talvolta non provoca ancora disturbi ma è solo una “macchia” nelle immagini radiografiche, va quindi contro il nostro naturale istinto di autoprotezione e sopravvivenza. Anche l’abusata metafora della “guerra contro il cancro”, che vede l’organismo come un campo di battaglia destinato a subire le conseguenze dello scontro tra le proprie cellule “ribelli” – che in fondo però sono parte di sé – e il “veleno” introdotto dall’esterno per sterminarle, potrebbe aver contribuito ad aggiungere un’ostilità inconscia nei confronti di queste cure</em>”.</li>
</ol>
<p>“Capire l’origine di queste paure…”, ecco cosa serve per comunicare e per informarsi al meglio. Il testo ha una doppia valenza: 1) riconoscere il valore delle paure, per superarle; 2) rassicurarci che le paure non sono solo una nostra incapacità ad affrontare una malattia o una cura, ma possono anche nascere da un immaginario collettivo condiviso che le alimenta. La metafora della guerra resta molto diffusa anche nel linguaggio medico. <a href="http://scienceblog.cancerresearchuk.org/2015/09/28/may-i-take-your-metaphor-how-we-talk-about-cancer/">Elena Semino</a>, linguista dell’Università di Lancaster, ha studiato per anni le diverse metafore usate nel discorso oncologico, mostrandone pro e contro.</p>
<p>In una interessante <a href="https://link.springer.com/article/10.1057/s41286-017-0033-y">autoetnografia</a> del suo tumore al seno, Trisha Greenhalgh, punto di riferimento del Rinascimento dell’EBM a Oxford, racconta come all’inizio si sia dovuta confrontare con la rappresentazione culturale della chemioterapia e della sua ambivalenza che porta a chiedersi perché non si possa dire bene della chemioterapia.</p>
<p>L’immunizzazione rispetto alle fake news richiede una grande empatia narrativa. Possiamo essere aiutati ad avere meno paura non solo con le informazioni corrette, ma anche con le metafore giuste per dirle. “<strong>Dottore ma è vero che..</strong>” ci aiuta nel percorso.</p>
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