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	<title>Digital Narrative Medicine &#187; health humanities</title>
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	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 10:10:57 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Health Humanities in Translation, conferenza internazionale a L&#8217;Aquila il 29 e 30 maggio 2026</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Health Humanities sono spesso definite come un movimento interdisciplinare che applica le strategie e i metodi delle discipline umanistiche alle scienze della salute. Inrealtà è molto più di questo. Le Health Humanities rappresentano uno spazio di dialogo e sfida per le scienze della salute e le discipline umanistiche. Uno spazio complesso che si estende tra la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/Locandina_HHinT_loghi1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8236" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/Locandina_HHinT_loghi1-212x300.jpg" alt="Locandina_HHinT_loghi" width="212" height="300" /></a>Le <strong>Health Humanities</strong> sono spesso definite come un movimento interdisciplinare che applica le strategie e i metodi delle discipline umanistiche alle scienze della salute. Inrealtà è molto più di questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Health Humanities rappresentano uno spazio di dialogo e sfida per le scienze della salute e le discipline umanistiche. Uno spazio complesso che si estende tra la tensione del primo verso la conoscenza medica e l&#8217;attenzione del secondo verso la sensibilità umana. L&#8217;irriducibile differenza tra queste due dimensioni ha alimentato il dibattito sulla possibilità della loro coesistenza nella pratica clinica e nella formazione, sollevando la questione della traducibilità delle Scienze Umanistiche della Salute.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come si possono tradurre le discipline umanistiche in processi di cura?</em><br />
<em>Come si possono formare i futuri operatori sanitari in questa pratica traduttiva?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se ne parlerà a <strong>L&#8217;Aquila</strong>, il 29 e 30 maggio 2026, al Gran Sasso Science Institute, durante la conferenza internazionale <strong>&#8220;Health Humanities in Translation&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione della traduzione delle conoscenze mediche è centrale nell’approccio traslazionale, che si basa su una dinamica circolare che collega tre aspetti fondamentali della medicina: sperimentazione di laboratorio, cura del paziente e dialogo con la comunità. La medicina traslazionale non vede il laboratorio come il suo punto di partenza, ma piuttosto come la continuazione di un dialogo con le persone, da cui ha origine e a cui tende. La traduzione della conoscenza, infatti, può essere efficace solo se considera il contesto umano specifico, non solo nella fase applicativa, ma anche e soprattutto in quella generativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8241"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio di dialogo aperto all&#8217;interno delle Health Humanities consente di esplorare e confrontare diversi modi per realizzare tale <strong>traduzione</strong>. Ponendo al centro di questo spazio le persone per le quali si costruiscono i processi assistenziali e coloro che li costruiscono, Health Humanities rappresenta un tentativo di mettere in discussione questi processi e, allo stesso tempo, un&#8217;opportunità per trovare soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa conferenza internazionale nasce dal desiderio di condividere le nostre esperienze nella pratica delle discipline umanistiche sanitarie e di promuovere il dibattito sul ruolo che svolgono nella traduzione della conoscenza medica, da parte delle persone e per le persone. Lo scopo della conferenza è esplorare nuove possibilità per tradurre le discipline umanistiche sanitarie nella pratica clinica, nell&#8217;educazione sanitaria e nel benessere di pazienti, operatori sanitari e studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli autori che desiderano contribuire alla conferenza, fino al <strong>30 marzo</strong> è possibile sottoporre il proprio abstract.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.medicalhumanitiesunivaq.it/health-humanities-in-translation" target="_blank">Maggiori informazioni</a></p>
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		<title>La cura a misura di persona: il 12 marzo convegno all’ISS e cerimonia della certificazioni PERLA 2026</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 08:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[iss]]></category>
		<category><![CDATA[PERLA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 marzo 2026, presso l’Aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità, si terrà il convegno “La cura a misura di persona. Personalizzazione e qualità della relazione come risorse per la cura”, promosso dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’ISS con Digital Narrative Medicine Società Benefit, in collaborazione con EDRA Media. L’iniziativa offrirà un momento di confronto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-09-092853.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-8223" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-09-092853-238x300.png" alt="Screenshot 2026-03-09 092853" width="238" height="300" /></a>Il <strong>12 marzo 2026</strong>, presso l’Aula Pocchiari dell’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong>, si terrà il convegno <strong>“La cura a misura di persona. Personalizzazione e qualità della relazione come risorse per la cura”</strong>, promosso dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’ISS con Digital Narrative Medicine Società Benefit, in collaborazione con EDRA Media.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa offrirà un momento di confronto tra istituzioni, professionisti, società scientifiche e associazioni sul valore della relazione e della comunicazione nei percorsi di cura, anche a partire dall’esperienza del <strong>progetto PERLA</strong>, la prima certificazione che valuta la qualità della relazione e della comunicazione nei reparti e nei servizi sanitari attraverso la valutazione dell’esperienza diretta delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento prevede una lectio introduttiva, la presentazione del progetto, una tavola rotonda e la cerimonia delle <strong>Certificazioni PERLA e il Premio PERLA</strong>. Nell’evento è inclusa la mostra virtuale ‘Anatomia e cura, il corpo si racconta. Immagini dal Fondo Rari per una medicina a misura di persona’, a cura del Gruppo di Lavoro per la Valorizzazione e la Conservazione del Fondo Rari della Biblioteca dell’Istituto Superiore di Sanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8221"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
Lo scopo del convegno è approfondire il significato operativo della cura a misura di persona. In particolare, l’iniziativa intende:<br />
• valorizzare la <strong>relazione</strong> e la <strong>comunicazione</strong> come dimensioni cliniche e organizzative;<br />
• condividere risultati e esperienze del <strong>progetto PERLA</strong>;<br />
• favorire il dialogo tra istituzioni, professionisti, società scientifiche e associazioni;<br />
• riflettere sulle prospettive future per una <strong>sanità</strong> più appropriata, sostenibile e condivisa</p>
<p style="text-align: justify;">
<a href="https://www.iss.it/documents/20126/0/La+Cura+a+misura+di+Persona_programma+preliminare.pdf/9e6cb540-c16f-0d20-a0dd-f71bfb6933e6?t=1772810674844" target="_blank">Scopri il programma</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://forms.office.com/pages/responsepage.aspx?id=_ccwzxZmYkutg7V0sn1ZEjDerhPwykBLo59QZAAubUdUNDc4OENER0NPQktTR0pEQ1RBNThPMTM5VS4u&amp;route=shorturl" target="_blank">Iscriviti</a></p>
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		<title>Dalla salute mentale alla leadership, la medicina narrativa scende in campo con sei progetti sul territorio</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[narrative medicine]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla salute mentale alla leadership, dall’integrazione socio-sanitaria alla gestione dello stress nei contesti ad alta intensità emotiva. Sono diversi i contesti della sanità pubblica nei quali la medicina narrativa può essere integrata con successo. In particolare, sono sei i progetti di lavoro direttamente applicabili sul territorio selezionati nell’ambito di un corso di formazione promosso dall’Istituto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dalla salute mentale alla leadership, dall’integrazione socio-sanitaria alla gestione dello stress nei contesti ad alta intensità emotiva. Sono diversi i contesti della sanità pubblica nei quali la medicina narrativa può essere integrata con successo. In particolare, sono sei i progetti di lavoro direttamente applicabili sul territorio selezionati nell’ambito di un corso di formazione promosso dall’Istituto superiore di sanità e dalla Società italiana di medicina narrativa (SIMeN), rivolto ai responsabili dei servizi di formazione di Asl, Aziende ospedaliero-universitarie e Irccs.</p>
<p style="text-align: justify;">“La formazione &#8211; evidenzia Marco Silano, Direttore del Centro nazionale malattie rare &#8211; può essere una leva strategica per l’innovazione organizzativa del servizio pubblico, capace di generare progetti immediatamente implementabili e di valore per i territori”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i sei progetti di lavoro vi sono ad esempio un percorso narrativo per le Unità di Salute Mentale per migliorare l’ascolto di pazienti e caregiver; un progetto dedicato alla continuità assistenziale territoriale ispirato al DM 77/2022; un intervento per dirigenti e coordinatori finalizzato a trasformare narrazioni e reclami in strumenti di governance; un’iniziativa che combina Medicina narrativa e digitale per produrre podcast e video contro lo stigma; un laboratorio per coordinatori infermieristici volto a rafforzare leadership empatica e coesione dei team; e un percorso per i professionisti dei Dipartimenti di Emergenza centrato su intelligenza emotiva e micro-narrazioni audio/video.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8160"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sei partecipanti, provenienti da quattro Regioni, hanno già inserito i progetti nei piani formativi 2026 delle rispettive organizzazioni: due in Toscana, uno in Puglia, uno nel Lazio e due in Piemonte, tra approvazioni già formalizzate e processi autorizzativi in corso. Un risultato che testimonia il passaggio concreto “dalla formazione all’azione”. I partecipanti hanno inoltre valorizzato in modo particolare l’importanza del percorso fatto al corso di formazione come esperienza in sé, ritenuta fondamentale per la collaborazione e lo sviluppo di relazioni professionali.</p>
<p style="text-align: justify;">“La rete professionale emersa dal corso – aggiunge Amalia Egle Gentile, responsabile del Laboratorio di health humanities del Centro nazionale malattie rare- rappresenta un patrimonio da valorizzare: è anche nei legami tra colleghi che si costruisce la sostenibilità delle pratiche innovative”.</p>
<p style="text-align: justify;"> “La collaborazione Iss–SIMeN – conclude Marco Testa, Presidente SIMeN e co-responsabile del percorso formativo- ha permesso di costruire percorsi formativi basati sulla narrazione e sull’esperienza, valorizzando la dimensione umana e professionale dei partecipanti”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.iss.it/web/guest//news/-/asset_publisher/gJ3hFqMQsykM/content/id/10593343" target="_blank">Continua a leggere</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Medicina narrativa: dal 2015 ad oggi più dell’80% delle attività in Italia ha seguito le Linee di Indirizzo Iss</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/medicina-narrativa-dal-2015-ad-oggi-piu-dell80-delle-attivita-in-italia-ha-seguito-le-linee-di-indirizzo-iss/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2024 15:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[digital narrative medicine]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
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		<category><![CDATA[limenar]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla conferenza finale del progetto LIMeNar di Iss e SIMeN più di 70 partners, premiati IFO, LICE e ASF Le linee d’indirizzo elaborate dall’Iss per l’utilizzo della medicina narrativa nella cura dei pazienti sono uno strumento che guida la progettazione dei percorsi narrativi nell’80% dei casi. E’ quanto è emerso durante la Conferenza finale del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7567" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/443734088_958160999653093_6269668900277483862_n.jpg"><img class="wp-image-7567 size-medium" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/05/443734088_958160999653093_6269668900277483862_n-300x225.jpg" alt="443734088_958160999653093_6269668900277483862_n" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: ISS</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alla conferenza finale del progetto LIMeNar di Iss e SIMeN più di 70 partners, premiati IFO, LICE e ASF<br />
</em></strong><br />
Le linee d’indirizzo elaborate dall’Iss per l’utilizzo della medicina narrativa nella cura dei pazienti sono uno strumento che guida la progettazione dei percorsi narrativi nell’80% dei casi. E’ quanto è emerso durante la Conferenza finale del progetto &#8220;LIMeNar &#8211; Uso e contesti applicativi delle Linee di Indirizzo per l’utilizzo della Medicina Narrativa in ambito clinico-assistenziale e associativo&#8221;, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito del Laboratorio di Health Humanities del Centro Nazionale Malattie Rare, e condotto insieme alla Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN), che si è tenuta oggi nella sede dell’Iss. L’obiettivo del progetto era proprio di valutare l’uso e i contesti applicativi delle Linee di Indirizzo, alla luce della trasformazione digitale e alla crescente rilevanza dell’utilizzo dei linguaggi artistici nell’ambito della salute.<br />
“Da più di quindici anni &#8211; afferma <strong>Andrea Piccioli</strong>, Direttore Generale ISS -, il nostro Istituto si occupa di medicina narrativa e più ampiamente di health humanities con un Laboratorio dedicato. La medicina narrativa riporta il paziente al centro del processo di cura e può essere utilizzata in molteplici ambiti, tra i quali la prevenzione: non possiamo che apprezzare il coinvolgimento e l’impegno dei numerosi partners, più di 70 organizzazioni, tra IRCCS, ASL, ospedali, società scientifiche, associazioni di pazienti, terzo settore, imprese… insieme per promuovere l’utilizzo di questo strumento metodologico”.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7566"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I risultati della survey</strong><br />
Sono stati presentati complessivamente 123 progetti, che sono stati classificati e suddivisi in progetti di Health Humanities (7%), Medical Humanities (14%), Medicina Narrativa (26%) e Formazione in Medicina Narrativa (41%). In più della metà dei progetti analizzati (59%) si evince che tutti i punti di vista degli attori coinvolti nel processo di diagnosi e cura sono considerati. Per quanto riguarda l’efficacia dei progetti, la percentuale maggiore è stata vista per ‘il funzionamento del team di cura’ (44%), per la ‘consapevolezza del ruolo professionale e del ruolo emotivo degli operatori (44%) e per l’’aderenza al trattamento’ (28%). I 32 progetti di medicina narrativa e i 50 specificamente dedicati alla formazione in medicina narrativa individuati nel progetto LIMeNar saranno presto disponibili in un database, così come quelli individuati tra le candidature raccolte tramite la survey nazionale riguardanti le medical humanities e health humanities. Il diario narrativo, sia cartaceo (32%) che digitale (19%), rappresenta lo strumento più utilizzato, con metà dei progetti che lo ha impiegato (51%). La sua diffusione potrebbe essere dovuta alla semplicità e facilità di utilizzo, ma anche al potenziale della scrittura asincrona nel favorire la condivisione nel tempo dei vissuti e delle esigenze. Significativo anche l’uso della scrittura riflessiva (28%) e del colloquio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Più dell’80% dei progetti di medicina narrativa ha considerato la definizione delle Linee di indirizzo ISS. Dalla survey nazionale, emerge un uso della narrazione per la promozione della salute non solo nell’ambito del percorso di cura (propriamente medicina narrativa), ma anche più ampiamente in ambito sanitario (medical humanities) e in altri contesti (health humanities”, evidenzia <strong>Amalia Egle Gentile</strong>, responsabile del Laboratorio di Health Humanities ISS.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I LIMeNar Awards</strong><br />
Tre sono i LIMeNar Awards conferiti durante l’evento: all’IRCCS Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO), alla Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) e, specificamente per la formazione in medicina narrativa, all’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale (ASFO). “Siamo felici di contribuire a Limenar. Da molti anni Simen si impegna nella diffusione delle linee di indirizzo e oggi premiamo tre realtà che lavorano attivamente con noi nella promozione di un cambiamento effettivo delle pratiche di cura”, commenta <strong>Marco Testa</strong>, Presidente della Società Italiana di Medicina Narrativa.</p>
<p>Continua a leggere il <a href="https://www.iss.it/en/-/medicina-narrativa-dal-2015-ad-oggi-piu-dell-80-delle-attivita-in-italia-ha-seguito-le-linee-di-indirizzo-iss?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAAR3IxG-aklswAgRNwWy8SX8B8fu7n3L0vb1cKmaqMHAHCNLFy9ti8wrkUgE_aem_AQmyeor_q21pSl40Pgwy80MVzhPyKi-w12BxmjPttKERXUfH79_Gjmslca1DXUPthbLzmqhZHo4ba9-HgXJ8tKl9">Comunicato Stampa dell&#8217;ISS</a><br />
Visita il sito dedicato al progetto <a href="https://www.iss.it/-/medicina-narrativa-1">LIMeNar</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Medicina narrativa: sconosciuta al 97% dei pazienti e al 57% dei medici</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/medicina-narrativa-sconosciuta-al-97-dei-pazienti-e-al-57-dei-medici/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 08:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa digitale]]></category>
		<category><![CDATA[narrative medicine]]></category>

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		<description><![CDATA[Con le tecnologie digitali meno barriere al &#8216;racconto che cura&#8217;. Fondamentali i percorsi di presa in carico dei malati Raccontare e raccontarsi per curare e curarsi. Dietro questo involontario scioglilingua si cela tutto il potenziale della medicina narrativa, a beneficio sia dei pazienti che dei medici. Un&#8217;indagine svolta nella community di MioDottore su 224 medici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Con le tecnologie digitali meno barriere al &#8216;racconto che cura&#8217;. Fondamentali i percorsi di presa in carico dei malati</strong></em></p>
<p><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/120516596-e952b7e0-e8fa-48f7-9c07-a9176bdf2534.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-7377" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/120516596-e952b7e0-e8fa-48f7-9c07-a9176bdf2534-300x170.png" alt="120516596-e952b7e0-e8fa-48f7-9c07-a9176bdf2534" width="300" height="170" /></a>Raccontare e raccontarsi per curare e curarsi. Dietro questo involontario scioglilingua si cela tutto il potenziale della medicina narrativa, a beneficio sia dei pazienti che dei medici. Un&#8217;indagine svolta nella community di MioDottore su 224 medici e 2.281 pazienti, rivela però che la quasi totalità dei pazienti (97%) non sa cosa sia, così come 1 medico su 2 (57%).</p>
<p>In sostanza la medicina narrativa non è solo sottoutilizzata, ma praticamente sconosciuta tra i pazienti e in oltre la metà dei medici. Entrambi però concordano su quali siano le barriere alla diffusione di questa metodologia e per quasi tutti dipenderebbero dai medici e non dai pazienti: per il 72% dei medici in primo piano c&#8217;è l&#8217;esigenza di una formazione specifica e per il 49% la mancanza di tempo; per i pazienti invece al primo posto c&#8217;è la mancanza di tempo degli operatori sanitari (55%) e solo per il 30% è una questione di formazione.</p>
<p><span id="more-7376"></span></p>
<p>Raccontare e raccontarsi per curare e curarsi. Dietro questo involontario scioglilingua si cela tutto il potenziale della medicina narrativa, a beneficio sia dei pazienti che dei medici. Un&#8217;indagine svolta nella community di MioDottore su 224 medici e 2.281 pazienti, rivela però che la quasi totalità dei pazienti (97%) non sa cosa sia, così come 1 medico su 2 (57%).</p>
<p>In sostanza la medicina narrativa non è solo sottoutilizzata, ma praticamente sconosciuta tra i pazienti e in oltre la metà dei medici. Entrambi però concordano su quali siano le barriere alla diffusione di questa metodologia e per quasi tutti dipenderebbero dai medici e non dai pazienti: per il 72% dei medici in primo piano c&#8217;è l&#8217;esigenza di una formazione specifica e per il 49% la mancanza di tempo; per i pazienti invece al primo posto c&#8217;è la mancanza di tempo degli operatori sanitari (55%) e solo per il 30% è una questione di formazione.</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/salute/2024/03/19/news/medicina_narrativa-422336322/?fbclid=IwAR300qus3gMWsf0qe1bxPOMxAUYE6DBf7fIqrQPXcoOjaIWkskQsEdSaOlM">Continua a leggere su La Repubblica</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Call to Action progetto LIMeNAR</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/call-to-action-progetto-limenar/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 14:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[call to action]]></category>
		<category><![CDATA[digital humanities]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
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		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto LIMeNar]]></category>

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		<description><![CDATA[Realizzare la prima mappa delle attività di Medicina Narrativa in Italia e verificare la diffusione delle Linee di Indirizzo: con questi obiettivi nasce LIMeNAR, progetto di ricerca promosso dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN), nell’ambito del Laboratorio di Health Humanities del Centro Nazionale Malattie Rare. A otto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/09/limenar-call-to-action.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-7169" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/09/limenar-call-to-action-300x225.png" alt="limenar call to action" width="300" height="225" /></a>Realizzare la prima mappa delle attività di Medicina Narrativa in Italia e verificare la diffusione delle Linee di Indirizzo:</strong> con questi obiettivi nasce LIMeNAR, progetto di ricerca promosso dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN), nell’ambito del Laboratorio di Health Humanities del Centro Nazionale Malattie Rare.</p>
<p><span id="more-7172"></span></p>
<p>A otto anni di distanza, LIMeNAR opera in continuità con la pubblicazione delle  <a href="https://www.iss.it/documents/20126/0/Linee+Indirizzo+MN+ISS.pdf/e5e7b637-0da0-140b-f70d-4bef3f4240d1?t=1695104944954">Linee di Indirizzo per l’utilizzo della Medicina Narrativa</a> , per valutare l’uso e i contesti applicativi della Medicina Narrativa, alla luce della trasformazione digitale e alla crescente rilevanza dell’utilizzo dei linguaggi artistici nell’ambito della salute, focalizzando l’attenzione sia sugli aspetti scientifici sia su quelli comunicativi.</p>
<p>Il Progetto <a href="https://www.iss.it/-/medicina-narrativa-1">LIMeNar</a> è iniziato ufficialmente il 19 settembre 2023 con il ‘<a href="https://www.iss.it/documents/20126/0/KoM_LIMeNar_19.09.23.pdf/2a1cc188-0997-fc62-88e9-9c76a7bd9bc2?t=1695104986236">Kick off meeting</a>’, e ora cerca partner per realizzare la prima mappa delle attività di Medicina Narrativa in Italia e verificare la diffusione delle Linee di Indirizzo.</p>
<p>La <strong>call to action</strong> si compone di due parti:<br />
&#8211; Call for partnership, per cui si richiede interesse nell’ambito delle tematiche e delle aree d’azione del progetto, aperta e destinata a soggetti istituzionali e/o associativi (es. strutture sanitarie, società scientifiche, ordini professionali, associazioni, aziende) che, tramite la propria adesione, si impegnano a promuovere tra i propri membri: a) la partecipazione al progetto (es. partecipazione all’indagine) e b) la diffusione dei risultati del progetto a livello locale, nazionale e internazionale (in relazione al contesto delle proprie attività);<br />
&#8211; Survey, aperta a tutti coloro che sono parte del sistema di cura (singoli professionisti, soggetti istituzionali e/o associativi, aziende) disposti a condividere esperienze di Medicina Narrativa ma anche semplicemente interessati all’argomento. Obiettivo della Survey è infatti rilevare il grado di conoscenza della Medicina Narrativa e le esperienze realizzate dal 2015 ad oggi. Dalla Survey verranno scelti i vincitori del Premio (LIMeNar Award) da assegnare ad attività/progetti di Medicina Narrativa che meglio aderiscano alle Linee di Indirizzo.</p>
<p>Tutti i dettagli sul Progetto e sulle modalità di partecipazione sono disponibili sul sito <a href="https://www.iss.it/-/medicina-narrativa-1">https://www.iss.it/-/medicina-narrativa-1</a></p>
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		<title>Nei Corsi di Laurea in Medicina insegniamo a “saper essere” attraverso le “Medical Humanities”</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 13:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Lettera al Direttore di Quotidiano Sanità La Conferenza Permanente dei Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCCLMM&#38;C) ha, negli ultimi dieci anni, sempre più dato ampio spazio a quelle che vengono chiamate “Medical Humanities”. Con questa espressione si intende un insieme di metodi e tecniche didattiche relative all’uso delle arti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5827"></span></p>
<p style="text-align: center;">Lettera al Direttore di <a href="http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=62950" target="_blank">Quotidiano Sanità</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">La Conferenza Permanente dei Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia (CPPCCLMM&amp;C) ha, negli ultimi dieci anni, sempre più dato ampio spazio a quelle che vengono chiamate <strong>“Medical Humanities”</strong>. Con questa espressione si intende un insieme di metodi e tecniche didattiche relative all’uso delle arti visive, filmiche, della letteratura, del teatro e della narrazione nella formazione dei medici e degli altri professionisti della salute.</p>
<p>Le Medical Humanities (MHs) si propongono di creare un ambiente educativo in cui sia possibile attivare, in modo congiunto, i processi logici, estetici ed emotivi per recuperare una dimensione quanto più completa dell’essere umano. Il <strong>futuro medico</strong> deve essere in grado, fin dai primi anni della sua formazione, di guardare oltre lo studio delle malattie ad uno scenario più vasto, in cui salute e malattia hanno implicazioni sociali molto forti e di comprendere profondamente i contesti della cura (sociali, culturali, economici). <strong><a href="http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=62950" target="_blank">continua a leggere</a></strong></p>
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		<title>Who gets to tell our stories? Health narratives and privilege</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2018 09:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Health narratives]]></category>
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		<description><![CDATA[Keisha Ray, Bioethics.net Recently I sat in a room of scholars who teach health humanities in medical schools and undergraduate institutions across the United States and Canada. At the top of the list of topics we discussed was the power of health narratives as pedagogical tools. Patients’ stories of illness, treatment, suffering, and healing were [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5819"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/stealingstories_edited-1-1024x564.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5820" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2018/07/stealingstories_edited-1-1024x564-300x165.jpg" alt="stealingstories_edited-1-1024x564" width="300" height="165" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Keisha Ray, <a href="http://www.bioethics.net/2018/06/who-gets-to-tell-our-stories-health-narratives-and-privilege/" target="_blank">Bioethics.net</a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Recently I sat in a room of scholars who teach <strong>health humanities</strong> in medical schools and undergraduate institutions across the United States and Canada. At the top of the list of topics we discussed was the power of health narratives as pedagogical tools. Patients’ stories of illness, treatment, suffering, and healing were shared, read, dissected. Some participants even shared their own health narratives. But much like educators teaching health humanities across North America, the room of 35 or so participants were overwhelmingly white, upper to middle class, able-bodied, cisgender, heterosexual, and very well educated possessing doctorate and medical degrees. Yet the people in the stories we were discussing did not represent who we (mostly) were as a group. Most of the stories were about economically poor people, people with disabilities, LGBTQ people, African Americans, and Native Americans.</p>
<p style="text-align: left;">While I acknowledge the power of health narratives, especially as pedagogical tools in the classroom, tools that I too have used in my own bioethics courses, I couldn’t help but ponder our privilege and how much our status contrasts with the people we are discussing. As we are sharing other people’s stories and using them as lessons in the classroom we owe it to our students and to the people in these stories to think about who is allowed to tell marginalized people’s stories. What precautions should we take to make sure that people remain the owner of their stories? <strong><a href="http://www.bioethics.net/2018/06/who-gets-to-tell-our-stories-health-narratives-and-privilege/" target="_blank">full article</a></strong></p>
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		<title>Medical students need to learn the potent medicine of empathy</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/medical-students-need-to-learn-the-potent-medicine-of-empathy/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 10:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Health Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[empathy]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Medical students]]></category>
		<category><![CDATA[medicine]]></category>

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		<description><![CDATA[A few years ago at a large teaching hospital in Texas, a medical resident asked a nurse how to order an autopsy for a patient they were currently treating. It was a reasonable request. Autopsies help further the understanding of disease. There was just one problem: their patient, who was very much alive, was lying [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>A few years ago at a large teaching hospital in Texas, a medical resident asked a nurse how to order an autopsy for a patient they were currently treating. It was a reasonable request. Autopsies help further the understanding of disease. There was just one problem: their patient, who was very much alive, was lying nearby. He’d overhead the request, and that’s how he found out he was soon going to die.</em><span id="more-4595"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Immagine1.png"><img class=" size-medium wp-image-4596 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Immagine1-300x168.png" alt="Immagine" width="300" height="168" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <strong>Wolfgang Gilliar</strong> su <strong><a href="https://www.statnews.com/2016/09/29/medical-students-learn-empathy/" target="_blank">StatNews</a></strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p class="ParagraphIndented danger-zone">This story illustrates a broader crisis in medical education. Today, most schools myopically focus on turning out technicians. Through textbooks, lab experiments, and lectures, budding doctors learn the hard science of medicine. They memorize body parts, processes, and conditions, then dutifully demonstrate their knowledge in high-stake examinations.</p>
<p class="ParagraphIndented danger-zone">This purely technical approach can obscure the human side of medicine and erode <a href="https://www.statnews.com/2016/07/19/reading-boosts-empathy/" target="_blank">empathy</a> — the ability to understand and care about what makes a patient tick. In fact, the empathy levels of medical students actually decline as they <a href="http://journals.lww.com/academicmedicine/pages/articleviewer.aspx?year=2009&amp;issue=09000&amp;article=00012&amp;type=abstract" target="_blank">progress through school</a>. Many become emotionally disengaged from the people they’re caring for — and that disconnect can impair care.</p>
<p class="ParagraphIndented danger-zone">Forging a <a href="https://www.statnews.com/2016/06/13/doctor-medical-school-lessons/" target="_blank">strong emotional connection</a> with a patient can be just as important to the healing process as prescribing the right drugs or performing the right surgery. <a href="http://journals.lww.com/academicmedicine/pages/articleviewer.aspx?year=2012&amp;issue=09000&amp;article=00027&amp;type=abstract" target="_blank">A 2012 study</a> published in the journal Academic Medicine found that the rates of serious complications among diabetic patients were almost 50 percent lower among those whose doctors had high empathy levels compared to those whose doctors had low levels. Improving physician empathy has been shown to help overweight individuals with diabetes drop more weight, arthritis patients experience less joint pain, and those with high blood pressure reduce it.</p>
<p class="ParagraphIndented"><a href="http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0094207" target="_blank">A 2014 study</a> published in the journal PLoS One examined a baker’s dozen of clinical trials in which doctors were taught empathy-building techniques, even simple ones such as making regular eye contact. Their patients fared significantly better than doctors who didn’t receive such training. <strong><a href="https://www.statnews.com/2016/09/29/medical-students-learn-empathy/" target="_blank">continua a leggere</a></strong></p>
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		<title>La medicina narrativa digitale diventa di gruppo. Nasce il Digital Narrative Group</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/la-medicina-narrativa-digitale-diventa-di-gruppo-nasce-il-digital-narrative-group/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2016 13:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cristina cenci]]></category>
		<category><![CDATA[digital health]]></category>
		<category><![CDATA[digital narrative group]]></category>
		<category><![CDATA[digital narrative medicine]]></category>
		<category><![CDATA[DNM]]></category>
		<category><![CDATA[health humanities]]></category>
		<category><![CDATA[medical humanities]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli strumenti digitali per l’applicazione della medicina narrativa nella pratica clinica possono essere molteplici: email, software per la ricerca come surveymonkey, anche skype. Tutti però nascono con altre funzioni e rischiano di rendere più difficile o distorto il percorso. &#160; Articolo di Cristina Cenci su nòva I social media o le community online sono fondamentali per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli strumenti digitali per l’applicazione della medicina narrativa nella pratica clinica possono essere molteplici: email, software per la ricerca come <em>surveymonkey</em>, anche <em>skype. </em>Tutti però nascono con altre funzioni e rischiano di rendere più difficile o distorto il percorso.<span id="more-4587"></span></p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Immagine.png"><img class=" size-full wp-image-4588 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Immagine.png" alt="Immagine" width="195" height="203" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <strong>Cristina Cenci</strong> su <strong><a href="http://cristinacenci.nova100.ilsole24ore.com/2016/09/29/la-medicina-narrativa-digitale-diventa-di-gruppo/" target="_blank">nòva</a></strong></p>
<p>I social media o le community online sono fondamentali per il <a href="http://cristinacenci.nova100.ilsole24ore.com/2015/11/18/storytelling-caring-narratives-e-medicina-narrativa-perche-le-storie-non-sono-tutte-uguali/">prendersi cura</a>, ma rischiano di essere canali inadeguati per costruire un percorso personalizzato di cura, che valorizzi la narrazione, preservando la privacy e il contesto clinico dell’interazione. Leggere o analizzare le storie pubblicate su facebook può facilitare la formazione al pensiero narrativo e all’empatia del medico. Difficile e rischioso però pensare che facebook possa essere uno strumento clinico per la personalizzazione del percorso individuale. Anche whatsapp, più che uno strumento adatto alla raccolta della storia, rappresenta uno strumento in più di comunicazione con il medico per temi rapidi e immediati.<br />
Per rispondere a questo vuoto di strumenti, ho creato la start up sociale e innovativa <a href="http://www.digitalnarrativemedicine.com/"><strong>DNM-Digital Narrative Medicine</strong>.</a> <strong>DNM</strong> è la prima piattaforma digitale progettata esclusivamente per lo sviluppo di progetti di medicina narrativa nella pratica e nella ricerca clinica. E’ stata ideata da un team di antropologi e psicologici con la consulenza di medici e degli esperti di medicina narrativa di <a href="http://medicinanarrativa.network/chi-siamo/"><strong>OMNI</strong></a>, l’Osservatorio di Medicina Narrativa Italia.</p>
<p>Le funzionalità di <strong>DNM</strong> mirano a valorizzare al massimo le potenzialità del digitale, preservando la privacy del paziente e gli obiettivi clinici dell’interazione. La piattaforma consente di adattare il percorso narrativo alle esigenze specifiche dei curanti e dei pazienti. <strong>DNM</strong> è accessibile online ma solo su invito. Può coinvolgere pazienti e caregiver che vengono invitati a raccontare la storia dal curante. Il paziente può raccontare liberamente, se questa è l’esigenza. La piattaforma offre però il suo valore aggiunto, rispetto ad altri strumenti digitali, se si usano le funzionalità avanzate, che consentono di impostare liste di stimoli narrativi pensati per specifici obiettivi terapeutici.  L’assunto è infatti che la storia dovrebbe avere lo stesso valore di un’ecografia o una TAC. Non si richiede un’ecografia senza un obiettivo di conoscenza e di intervento. Lo stesso vale per la storia. La medicina narrativa non implica che il medico diventi un amico con cui il paziente si confida o a cui racconta tutto quello che gli viene in mente. La raccolta della storia ha un obiettivo clinico e non ‘social’.  Gli stimoli servono quindi a guidare il racconto del paziente verso questo obiettivo. Se lo scopo è capire e migliorare l’aderenza terapeutica, gli stimoli guideranno il paziente nel focalizzare il vissuto e l’uso dei farmaci, nel contesto specifico della sua vita quotidiana. Se si tratta di una prima diagnosi, gli stimoli faciliteranno l’emergere dell’impatto della malattia o la descrizione della specificità dei sintomi. In sintesi il flusso prevede che il curante inviti il paziente a scrivere la sua storia, scegliendo alcuni stimoli narrativi. Le liste di stimoli narrativi possono essere condivise con altri Centri e curanti, contribuendo così alla definizione di strumenti comuni per l’applicazione della medicina narrativa digitale nelle diverse aree terapeutiche. Il paziente accede alla piattaforma da computer o da mobile e scrive la storia seguendo gli stimoli, che possono presentarsi tutti insieme, o  progressivamente, secondo un calendario prestabilito. Il paziente può decidere di ignorare alcuni stimoli e integrare la narrazione con osservazioni libere, indipendenti dagli stimoli. Il paziente può scrivere, ma anche registrare la storia o includere video e immagini. Nel caso delle risposte testuali, è possibile impostare un numero di caratteri predefinito per la risposta allo stimolo, in modo da facilitate la focalizzazione del paziente su aspetti specifici del suo percorso. Se il paziente l’autorizza, il curante può condividere la storia con altri curanti direttamente attraverso la piattaforma, scambiando note e messaggi con il team. Queste note non sono viste dal paziente.  Il curante può decidere se parlare della sua storia con il paziente negli incontri programmati faccia a faccia o se interagire con il paziente attraverso la piattaforma. La storia associata ai dati socio-anagrafici del paziente è visibile al titolare dei dati che può essere un Centro Medico, un’Associazione dei pazienti, una Società scientifica e al team dei curanti.  Senza i dati anagrafici, se il paziente ha dato il suo consenso specifico, le storie possono essere condivise per progetti di ricerca narrativi su patologie e terapie o linee di indirizzo. <strong>DNM </strong>consente quindi di applicare la medicina narrativa per la personalizzazione del percorso diagnostico e terapeutico e, al tempo stesso, di contribuire alla ricerca con metodi narrativi, facilitando il coordinamento e la standardizzazione del processo di raccolta delle storie, anche su larga scala.<br />
Nel corso del 2016, la piattaforma è stata utilizzata in progetti pilota da decine di pazienti e medici in aree molto diverse: epilessia, diabete, riabilitazione neurologica, fertilità. Nei prossimi mesi, saremo in grado di capirne meglio l’impatto e l’efficacia, i punti di forza e di debolezza, le aree terapeutiche in cui la metodologia porta maggiori benefici.</p>
<p>Le prime esperienze sul campo di <strong>DNM</strong> e, in particolare, il <a href="http://cristinacenci.nova100.ilsole24ore.com/2016/07/27/medicina-narrativa-digitale-la-precision-medicine-che-nasce-dalle-storie/">confronto con le associazioni dei pazienti</a>, hanno portato ad un primo risultato importante: l’ampliamento del modello di medicina narrativa basato su una relazione uno a uno (medico-paziente), o uno a molti (paziente-team curante), verso un modello relazionale molti a molti (pazienti, caregiver, curanti, volontari….). La co-costruzione al centro del percorso di medicina narrativa può richiamare un soggetto collettivo più ampio della coppia medico-paziente. Per questo ora su <strong>DNM</strong> è presente la funzione <strong>DNG-Digital Narrative Group</strong>, che consente la partecipazione al progetto narrativo di pazienti, curanti, caregiver, pazienti esperti, volontari, moderata dal curante e guidata da stimoli funzionali all’obiettivo clinico. Il <strong>Digital Narrative Group</strong> proposto da <strong>DNM</strong> cerca di valorizzare al massimo le potenzialità positive delle comunità online, inserendole però in un contesto digitale protetto e finalizzato a obiettivi clinici. Un <a href="http://www.medicitalia.it/news/senologia/6614-storia-ragazza-seno.html">lavoro pioneristico</a> in questo ambito è stato fatto su medicitalia da <strong>Salvo Catania</strong> con il gruppo <a href="http://www.medicitalia.it/spazioutenti/forum-rfs-100/come-si-calcola-il-rischio-reale-per-il-tumore-al-seno-44-433.html"><strong>ragazzefuoridiseno</strong></a>. Salvo Catania è stato tra i primi a scrivere <a href="http://www.medicitalia.it/news/senologia/5533-medicina-narrativa-blogterapia.html">un libro</a> di medicina narrativa in Italia e tra i primi a intuire le potenzialità del gruppo digitale per il processo terapeutico.</p>
<p><strong>DNM</strong> offre un setting più protetto, flessibile e standardizzato al tempo stesso. Il gruppo può rispondere a obiettivi diversi. Può servire a potenziare la capacità di gestione di una patologia cronica e il self management, favorendo il confronto tra pazienti che non si conoscono. Può essere finalizzato a facilitare la diagnosi nei casi incerti o nelle patologie rare, in questo caso coinvolgerà il paziente, i suoi familiari, il medico di medicina generale, i curanti della struttura sanitaria di riferimento, ma anche curanti di altri centri con esperienze simili. Può essere la continuazione digitale di un gruppo di educazione terapeutica offline.  Può essere costituito da soli curanti per accompagnare un progetto di medicina narrativa individuale, favorendo  l’auto-riflessione e il confronto nel team. Può servire alla formazione narrativa dei curanti. A seconda degli obiettivi, l’arco temporale del gruppo può variare moltissimo, può durare una settimana o mesi, può prevedere una conversazione asincrona o in tempo reale tra tutti i partecipanti. Resa più accessibile dal digitale, la medicina narrativa di gruppo può facilitare l’integrazione dei diversi punti di vista, attribuendo nello stesso tempo al curante quel ruolo di guida orizzontale e non gerarchica che è difficile prevedere nei gruppi spontanei delle comunità online.</p>
<p>Il <strong>Digital Narrative Group</strong> può anche aspirare ad essere una declinazione digitale delle funzioni del gruppo Balint evocato da <strong><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1314297/">Trisha Greenhalgh</a></strong>: “<em>Having quite rightly placed the principles and methods of evidence-based practice on the mainstream educational agenda, it is now time to raise the status of intuition as a component of expert decision-making, and begin to integrate both group discussion methods and individual reflective writing alongside the teaching of these skills. Once we have recognised that none of us ever needed to choose between evidence-based medicine and old-fashioned clinical intuition, the stage is surely set for developing an educational method that draws productively on both traditions. Far from being a contradiction in terms, the evidence-based Balint group is surely the epistemological marriage we have all been waiting for</em>”.</p>
<p>Il digitale può rendere più percorribile la valorizzazione di un processo interpretativo e decisionale basato anche sull’intuizione clinica, non come pura espressione creativa del singolo, ma come metodo individuale e di gruppo di produrre conoscenza e decisioni.</p>
<p>Già nel 2014, il mio vicino di blog <strong><a href="http://giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com/2014/06/21/social-media-come-terapia-di-gruppo/?refresh_ce=1">Giuliano Castigliego</a></strong>, con cui sono sempre in grande sintonia, si chiedeva se non fosse possibile organizzare gruppi Balint via twitter. Chiaramente via twitter non è possibile costruire un setting narrativo delimitato. Forse con il <strong>Digital Narrative Group</strong> potremmo riuscire a farlo, promuovendo un modello di  <em>open cure</em> inserita in un setting medico che la valorizza e la argina, rispetto alle direzioni rischiose di una <a href="http://cristinacenci.nova100.ilsole24ore.com/2016/02/14/crowd-medicine-medicina-narrativa-e-fascicolo-sanitario-elettronico-2/">crowd medicine</a> su internet.</p>
<p>I prossimi mesi e anni saranno l’occasione per sperimentare, ampliare, ripensare le opportunità offerte dal digitale alle <em>medical humanities</em>, per favorire la produzione di conoscenze e di decisioni clinico-assistenziali, al tempo stesso collettive e personalizzate.</p>
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