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	<title>Digital Narrative Medicine &#187; giornalismo</title>
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	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
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		<title>Da vicino nessuno è normale. Basti-menti: la cura della cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 08:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[L’associazione di promozione sociale Basti-menti punta sul giornalismo emotivo: il Borderblog come esempio di contenitore culturale che dà voce alla sofferenza psichica e ci dona una lezione sul valore del dialogo e della condivisione. Articolo di Francesca Memini su Your Brand Camp Da vicino nessuno è normale: il verso di una canzone di Caetano Veloso ormai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’associazione di promozione sociale Basti-menti punta sul giornalismo emotivo: il Borderblog come esempio di contenitore culturale che dà voce alla sofferenza psichica e ci dona una lezione sul valore del dialogo e della condivisione.</em></p>
<p><span id="more-5049"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Immagine.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-5050" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Immagine-300x98.png" alt="Immagine" width="300" height="98" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <strong>Francesca Memini</strong> su <strong><a href="http://www.yourbrand.camp/marketing-camp/medicina-narrativa/da-vicino-nessuno-e-normale-basti-menti-la-cura-della-cultura" target="_blank">Your Brand Camp</a></strong></p>
<p><em>Da vicino nessuno è normale</em>: il verso di una canzone di Caetano Veloso ormai è diventato uno slogan un po’ trito, ma che forse funziona ancora bene per tutti noi che scriviamo e ci esprimiamo qui sul web. Narcisisti per lo più, ma anche <em>haters</em> vagamente paranoici, maniacali, entusiasti, sofferenti o disillusi.<br />
In ogni caso, chi più chi meno, come esseri umani tutti noi viviamo in un costante bisogno di equilibrio, camminando sui confini fragili delle nostre emozioni.</p>
<p>E mettiamo in forma queste emozioni attraverso il linguaggio, un linguaggio culturalmente situato.</p>
<p>Qualche giorno fa su Doppiozero, in una <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/un-atlante-delle-emozioni" target="_blank">recensione-riflessione</a> sull’<em>Atlante delle emozioni</em>, edito da UTET, leggevo: “William Reddy, nel suo libro <em>The Navigation of Feeling</em>, ha descritto le rappresentazioni culturali degli stati emotivi come <em>traduzioni</em> del nucleo duro, persistente, trans-culturale dell’esperienza emotiva, e come <em>atti linguistici</em> che nel dire le emozioni necessariamente le plasmano, le <em>informano</em>. Esistono degli oggetti, le emozioni, che hanno a che fare con la vita biologica dell’individuo e che i linguaggi umani traducono. Le emozioni prendono la forma del discorso e dei gesti che le rappresentano: sono performance verbo-motorie che riattivano secondo modalità culturalmente definite esperienze antropologiche profonde, stati psichici antichissimi.” <strong><em><a href="http://www.yourbrand.camp/marketing-camp/medicina-narrativa/da-vicino-nessuno-e-normale-basti-menti-la-cura-della-cultura" target="_blank">continua a leggere</a></em></strong></p>
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