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	<title>Digital Narrative Medicine &#187; empatia</title>
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	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
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		<title>Coltivare l’empatia per una cura migliore: il 6 giugno la Giornata Mondiale dell&#8217;Empatia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 11:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Panella]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[conferenza]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione della Giornata Mondiale dell’Empatia, il Gruppo Italiano Formazione Sanitaria e Professioni (GIFSP) promuove un momento di riflessione e confronto dal titolo Coltivare l’empatia per una cura migliore, per sottolineare come l’empatia, lungi dall’essere una generica disposizione affettiva, rappresenti una risorsa fondamentale per migliorare la qualità delle relazioni di cura e, più in generale, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/X4uhEi13URh.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-7979" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2025/05/X4uhEi13URh-238x300.png" alt="-X4uhEi13URh" width="238" height="300" /></a>In occasione della <strong>Giornata Mondiale dell’Empatia</strong>, il Gruppo Italiano Formazione Sanitaria e Professioni (GIFSP) promuove un momento di riflessione e confronto dal titolo Coltivare l’empatia per una cura migliore, per sottolineare come l’empatia, lungi dall’essere una generica disposizione affettiva, rappresenti una risorsa fondamentale per migliorare la qualità delle relazioni di cura e, più in generale, per promuovere benessere nei contesti socio-sanitari, educativi e familiari.<br />
Nel corso dell’incontro verranno esplorate, attraverso contributi scientifici, esperienze narrative e dati di ricerca, le molteplici dimensioni in cui l’empatia si manifesta e produce effetti tangibili. La prima parte della webconferenza sarà dedicata a una riflessione teorica sulla natura dell’empatia come dimensione della salute positiva, interrogandosi sulla sua misurabilità e sul suo valore trasformativo per i sistemi di cura. A seguire, verranno approfondite alcune aree tematiche centrali per la pratica quotidiana di operatori e operatrici: le differenze di genere nella percezione e nell’espressione empatica; il ruolo dell’empatia nel promuovere la soddisfazione professionale e nel contrastare il senso di inefficacia e l’abbandono del ruolo; l’importanza di una comunicazione empatica come fattore di qualità e sicurezza dell’assistenza; le connessioni tra empatia, contesto scolastico e dinamiche familiari; il rapporto tra empatia e burnout, in una prospettiva critica e fondata sulle evidenze.<br />
L’intento è duplice: da un lato, promuovere una maggiore consapevolezza delle implicazioni concrete dell’empatia nei diversi ambiti di intervento; dall’altro, offrire spunti operativi per formare, sostenere e valorizzare questa competenza relazionale tanto necessaria quanto spesso trascurata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7978"></span><br />
La webconference, grazie all’intervento di professionisti e professioniste provenienti da ambiti diversi – sanità, scuola, ricerca, formazione – si propone come uno spazio di dialogo e crescita condivisa, aperto a tutti coloro che desiderano contribuire a rendere l’empatia una pratica quotidiana e strutturale, e non un’eccezione affidata al buon cuore del singolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Programma</strong></p>
<p>15:00 Apertura (segretario nazionale GIFSP)<br />
15:15 Lettura magistrale sull’empatia<br />
<i>Naira Delgado</i><br />
16:00 Empatia e differenze di genere<br />
<i>Giovan Battista Previti e Stefano Maiorano</i><br />
16:20 Empatia e soddisfazione dei sanitari: evidenze e narrazioni<br />
<i>Mario Cerati e Maykol Costa</i><br />
16:40 Tacet. Imparare a tacere nella relazione empatica.<br />
<i>Sergio Ardis</i><br />
17:00 Interventi preordinati<br />
17:20 Empatia: elemento di qualità e di sicurezza dell&#8217;assistenza<br />
<i>Tommaso Bellandi e Alessandro Cerri</i><br />
17:40 Empatia fra scuola e famiglia: esperienze, evidenze e prospettive<br />
<i>Samantha Cipressi e Valentina Del Sarto</i><br />
18:00 Empatia e burnout: fra miti ed evidenze<br />
<i>Torre e D’Elia</i><br />
18:20 dibattito, foto di gruppo<br />
18:40 chiusura lavori</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Iscrizioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La webconference è aperta a tutti previa iscrizione utilizzando il seguente link: <a href="https://form.jotform.com/Aonia/empatia-che-cura" target="_blank">https://form.jotform.com/Aonia/empatia-che-cura</a></p>
<p style="text-align: justify;">È una iniziativa del IV Meeting Nazionale del Gruppo Italiano Felicità e Salute Positiva organizzata dalla Kalamazoo Consensus Statement Italia</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Patrocini<br />
</strong>AIQUAV &#8211; Associazione Italiana per gli studi sulla Qualità di Vita<strong><br />
</strong></p>
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		<title>La Postura Narrativa: i modi di essere della cura. La Medicina Narrativa a Pordenonelegge 2024</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 05:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 19 settembre alle 19:00 Incontro con Paolo Trenta. Presenta Nicoletta Suter Una medicina solo scientifica e tecnica non è in grado di cogliere la sofferenza del paziente né di aiutarlo nella ricerca di un senso a ciò che gli sta accadendo. È necessario formare gli operatori ad una “postura narrativa” fatta di attenzione, ascolto, sguardo, empatia, emotività, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/09/2024-pnlegge1.jpg"><img class="size-medium wp-image-7671 alignleft" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2024/09/2024-pnlegge1-211x300.jpg" alt="2024 pnlegge" width="211" height="300" /></a>Il 19 settembre alle 19:00 Incontro con<strong> Paolo Trenta</strong>. Presenta<strong> Nicoletta Suter</strong></p>
<p>Una medicina solo scientifica e tecnica non è in grado di cogliere la sofferenza del paziente né di aiutarlo nella ricerca di un senso a ciò che gli sta accadendo. È necessario formare gli operatori ad una “postura narrativa” fatta di attenzione, ascolto, sguardo, empatia, emotività, che permetta al curante di accogliere e comprendere la sofferenza dal punto di vista di chi la sperimenta, nel rispetto dell’unicità della persona.</p>
<p>In collaborazione con la Struttura della Formazione dell’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale di Pordenone</p>
<p>Teatro Verdi, via Roma 3 &#8211; Pordenone</p>
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		<title>La Medicina Narrativa come risorsa nella cura</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2023 03:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’importanza di una narrazione giusta e appropriata all’interno dei presidi di cura è un elemento fondamentale da tenere presente in una nuova organizzazione sanitaria. Lo ha sottolineato la Dott.ssa Cristina Cenci, antropologa e fondatrice di DNM – Digital Narrative Medicine, nel corso del Seminario “La Medicina Narrativa come risorsa nella cura: engagement delle associazioni dei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/04/2023-11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7033" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/04/2023-11-300x169.jpg" alt="2023 (1)" width="300" height="169" /></a>L’importanza di una narrazione giusta e appropriata all’interno dei presidi di cura è un elemento fondamentale da tenere presente in una nuova organizzazione sanitaria. Lo ha sottolineato la Dott.ssa Cristina Cenci, antropologa e fondatrice di DNM – Digital Narrative Medicine, nel corso del Seminario <strong><em>“La Medicina Narrativa come risorsa nella cura: engagement delle associazioni dei pazienti e innovazione digitale”</em></strong> tenuto presso il Campus Universitario AOU Sant’Andrea di Roma nel Corso di Medicina Narrativa del Prof. Marco Testa.</p>
<p>Dopo la proiezione del docufilm <a href="https://digitalnarrativemedicine.com/it/io-sono-stato-su-quel-letto-prima-di-te-pazienti-esperti-e-medicina-narrativa-digitale/" target="_blank">“Rukije, un raggio di sole”</a>, Cenci ha analizzato<strong> l’importanza della giusta narrazione</strong> e di un’appropriata comunicazione all’interno dei luoghi di cura.<span id="more-7041"></span></p>
<p>Come scrive anche il Prof. Fabrizio Benedetti nel suo libro (“<em>La speranza è un farmaco. Come le parole possono vincere la malattia</em>”, Mondadori), le parole possono avere un effetto placebo o nocebo. Per questo è importante che tutti coloro che gravitano intorno al paziente, dal medico all’infermiere, imparino a comunicare con lui in modo giusto, ognuno a seconda del proprio ruolo e delle proprie competenze.</p>
<p><strong>Le parole sbagliate</strong> (ad esempio la definizione di “lungosopravviventi”), o quelle negate (come la mancata comunicazione di effetti o conseguenze delle cure che si stanno per intraprendere), possono avere effetti devastanti sull’approccio verso la malattia e sugli esiti stessi della terapia. La <strong>storia di cura</strong> non è accessoria, ma parte fondamentale delle proprie abilità. Anche l<strong>’impatto dell’ospedalizzazione</strong> dovrebbe essere valutato, considerando ad esempio come un ambiente poco accogliente, o un vicino di letto particolarmente negativo, possano incidere sullo stato d’animo, e quindi sulla capacità di reazione del paziente.</p>
<p>L’<strong>empatia</strong> riveste dunque un ruolo fondamentale per qualsiasi formazione curante. Anche l<strong>’engagement di pazienti esperti</strong> come comunicatori empatici – lavoro svolto dai volontari dell’associazione Rukije all’interno del reparto di Ortopedia Oncologica dell’Istituto Regina Elena di Roma – si è rivelato, difatti, non un semplice supporto, ma un vero e proprio elemento determinante del percorso di cura: complementare, e non accessorio, al lavoro svolto dal personale medico, infermieristico, fisioterapico e di supporto psicologico.</p>
<p>È così che dobbiamo pensare alla Medicina Narrativa: come <strong>parte integrante del complesso percorso di cura</strong>, come strumento terapico, come esigenza e competenza.</p>
<p>Lo hanno dimostrato i risultati di <a href="https://digitalnarrativemedicine.com/it/amenas/" target="_blank">AMENAS</a> (studio pilota multidisciplinare condotto da DNM con i pazienti dell’Istituto Tumori Regina Elena) e quelli ottenuti grazie all’applicazione del <a href="https://digitalnarrativemedicine.com/it/pubblicati-risultati-ifo-dnm/" target="_blank">Diario Narrativo Digitale</a> &#8211; piattaforma DNMLab) su pazienti oncologici, con lo scopo di indagare l’azione benefica della narrazione.</p>
<p>Gli studi di fattibilità hanno evidenziato aspetti pratici &#8211; come l’importanza della<strong> competenza comunicativa</strong> del personale infermieristico prima ancora che del medico &#8211; e aspetti sociali &#8211; come il valore della condivisione di percorsi e problematiche comuni. Altrettando fondamentali, nell’applicazione degli stimoli narrativi, sono risultati il <strong>rispetto dei tempi soggettivi, la non obbligatorietà della risposta e la necessità di feedback</strong>, senza cui la narrazione diviene a senso unico e può risultare un boomerang. Il setting digitale permette tutto questo, come ha dimostrato l&#8217;uso diversificato del diario narrativo digitale, e suggerisce un intervento narrativo fortemente integrato in un ripensamento del modello organizzativo e con un feedback strutturato.</p>
<p>La Medicina Narrativa è di una soggettività estrema, non ha posologia e non dà ricette, non ha un obiettivo unico, ma costituisce uno strumento che può fare la differenza, modificando radicalmente la relazione di fiducia, l&#8217;approccio alla malattia, l&#8217;esito delle cure e il futuro del paziente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’empatia cura ma non si può improvvisare</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/lempatia-cura-ma-non-si-puo-improvvisare/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 08:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo condiviso da OMNI L’empatia, intesa genericamente come la capacità di mettersi nei panni degli altri, è un’esperienza umana a cui concorrsono diversi fattori – cognitivi, emozionali e sociali. Non è compassione né simpatia, piuttosto, un movimento spontaneo verso il pensiero e il sentire dell’altro, che si manifesta con modalità diversificate che evolvono nel tempo. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5794"></span></p>
<p style="text-align: center;">Articolo condiviso da <strong>OMNI</strong></p>
<p style="text-align: left;">L’empatia, intesa genericamente come la capacità di mettersi nei panni degli altri, è un’esperienza umana a cui concorrsono diversi fattori – cognitivi, emozionali e sociali. Non è compassione né simpatia, piuttosto, un movimento spontaneo verso il pensiero e il sentire dell’altro, che si manifesta con modalità diversificate che evolvono nel tempo. Un’abilità complessa, insomma, difficile da definire e declinabile nei diversi contesti di riferimento, filosofico, politico, psicologico e, non ultimo, medico. Per spiegare  cos’è l’empatia e quale ruolo possa assumere nel rapporto medico-paziente abbiamo parlato con Laura Boella, docente di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano che ha appena pubblicato il libro <em><a href="http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/laura-boella/empatie-9788860309716-2723.html">Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto (Raffaello Cordtina Editore 2018)</a> </em><a href="https://www.omni-web.org/lempatia-e-cura-ma-non-si-puo-improvvisare/" target="_blank">continua a leggere</a></p>
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		<title>Pain Talks: il dolore cronico trova spazio online</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2016 10:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raccogliere online storie sul dolore cronico può servire per progettare nuovi percorsi di cura centrati sui bisogni del paziente e per co-costruire soluzioni a bisogni specifici. L’esempio di Pain Talks &#160; Articolo di Francesca Memini su YourBrandCamp Tra i tanti ambiti di intervento della medicina quello del dolore, del dolore cronico soprattutto, è particolarmente critico. Il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Raccogliere online storie sul dolore cronico può servire per progettare nuovi percorsi di cura centrati sui bisogni del paziente e per co-costruire soluzioni a bisogni specifici. L’esempio di Pain Talks</em></p>
<p><span id="more-4674"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Immagine3.png"><img class="alignnone wp-image-4675 size-full" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/Immagine3.png" alt="Immagine" width="893" height="297" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <strong>Francesca Memini</strong> su <strong><a href="http://www.yourbrand.camp/marketing-camp/medicina-narrativa/pain-talks-il-dolore-cronico-trova-spazio-online" target="_blank">YourBrandCamp</a></strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Tra i tanti ambiti di intervento della medicina quello del dolore, del dolore cronico soprattutto, è particolarmente critico.<br />
<strong>Il dolore è invisibile ma drammaticamente reale</strong> e impattante nella vita di chi soffre; il dolore non è misurabile, attraverso test o esami. L’unico che può descriverlo è chi ne soffre, ma chi ne soffre si scontra con la solitudine di un’esperienza intrinsecamente indicibile, incomunicabile: secondo l’antropologo Giovanni Pizza “il dolore aggredisce il linguaggio, impedisce la parola o comunque la deforma: dalla parola al segno, cioè dalla parola che esprime un significato convenzionale, condiviso, si passa alla parola-grido al suono”.</p>
<p style="text-align: left;">Quella parola-grido, che mette in tensione il linguaggio e lo spinge sulla soglia dell’incomprensibile, è la via di accesso per il medico al dolore del paziente, ai suoi bisogni, ai suoi significati e alla sua percezione del mondo: “<em>the story is where the data lives </em>-scrive Lissanthea- In pain<em>, we don’t have any test or scan that tells us about pain. We can know about pathology, which may or may not be painful, but we don’t have a test to diagnose pain itself. We must hear the stories, and use that data to help people to help themselves in recovering and managing their pain</em> “. <a href="http://www.yourbrand.camp/marketing-camp/medicina-narrativa/pain-talks-il-dolore-cronico-trova-spazio-online" target="_blank"><strong><em>continua a leggere</em></strong></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Etica in oncologia, arriva la Carta di Ragusa in tutti i reparti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2015 08:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Condivisione delle scelte terapeutiche, empatia nella relazione medico-paziente, equità di accesso alle cure innovative e valorizzazione della ricerca clinica. Sono questi i quattro principi su cui si basa la Carta di Ragusa sull&#8217;Etica in Oncologia, la prima mai realizzata in Italia dall&#8217;Associazione Italiana di Oncologia Medica al termine delle “Giornate dell&#8217;Etica”, promosse recentemente in Sicilia. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Condivisione delle scelte terapeutiche, empatia nella relazione medico-paziente, equità di accesso alle cure innovative e valorizzazione della ricerca clinica. Sono questi i quattro principi su cui si basa la Carta di Ragusa sull&#8217;Etica in Oncologia, la prima mai realizzata in Italia dall&#8217;Associazione Italiana di Oncologia Medica al termine delle “Giornate dell&#8217;Etica”, promosse recentemente in Sicilia. Per due giorni sull&#8217;Isola un gruppo multidisciplinare ha discusso e individuato 16 punti per migliorare l&#8217;integrazione dell&#8217;etica nell&#8217;organizzazione del sistema sanitario che nei comportamenti dei singoli professionisti. «È nostro preciso dovere occuparci di questi aspetti &#8211; afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Siamo molti orgogliosi di questo documento che vuole diventare anche una sorta di Carta dei Doveri per tutti gli specialisti coinvolti nella cura del cancro. In particolare, ci siamo soffermati sul delicato rapporto tra medici, pazienti e i loro familiari”. Ecco perché, si legge nel primo punto, “l&#8217;oncologo deve sempre più tenere in considerazione le esigenze della persona assistita e dei familiari. Senza dimenticare di prestare molta attenzione alle possibili differenze culturali, dato che curiamo anche molte persone di origine straniera. Sono da evitare – ed è un altro punto del Documento -, da parte di tutto il personale sanitario, atteggiamenti ostili verso la sofferenza del malato e dei caregivers. E&#8217; fondamentale stabilire invece una proficua alleanza emotiva con loro». <a href="http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2015-07-15/etica-oncologia-arriva-carta-ragusa-tutti-reparti--133704.php?uuid=ACrzYwR" target="_blank">continua a leggere</a></p>
<p>Articolo de <strong>Il</strong> <strong>Sole 24 Ore &#8211; Sanità</strong></p>
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		<title>Empathy Is Actually a Choice</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2015 07:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[One death is a tragedy. One million is a statistic. You’ve probably heard this saying before. It is thought to capture an unfortunate truth about empathy: While a single crying child or injured puppy tugs at our heartstrings, large numbers of suffering people, as in epidemics, earthquakes and genocides, do not inspire a comparable reaction. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p id="story-continues-1" class="story-body-text story-content" data-para-count="51" data-total-count="51">One death is a tragedy. One million is a statistic.</p>
<p class="story-body-text story-content" data-para-count="292" data-total-count="343">You’ve probably heard this saying before. It is thought to capture an unfortunate truth about empathy: While a single crying child or injured puppy tugs at our heartstrings, large numbers of suffering people, as in epidemics, earthquakes and genocides, do not inspire a comparable reaction.</p>
<p class="story-body-text story-content" data-para-count="278" data-total-count="621">Studies have repeatedly confirmed this. It’s a troubling finding because, as <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022103107000698">recent</a> <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2211368114000795">research</a> has demonstrated, many of us believe that if more lives are at stake, we will — and should — feel more empathy (i.e., vicariously share others’ experiences) and do more to help.</p>
<p class="story-body-text story-content" data-para-count="366" data-total-count="987">Not only does empathy seem to fail when it is needed most, but it also appears to play favorites. <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S002210311400095X">Recent</a><a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022103110000661">studies</a> have shown that our empathy is dampened or constrained when it comes to people of different races, nationalities or creeds. These results suggest that empathy is a limited resource, like a fossil fuel, which we cannot extend indefinitely or to everyone. <a href="http://www.nytimes.com/2015/07/12/opinion/sunday/empathy-is-actually-a-choice.html" target="_blank">continua a leggere</a></p>
<p class="story-body-text story-content" data-para-count="366" data-total-count="987">Articolo di <strong><span class="byline-author" data-byline-name="Daryl Cameron">Daryl Cameron, </span><span class="byline-author" data-byline-name="Michael Inzlicht">Michael Inzlicht e </span></strong><span class="byline-author" data-byline-name="William A. Cunningham"><strong>William A. Cunninghan</strong> su <strong>The New York Times</strong></span></p>
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