<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Digital Narrative Medicine &#187; condivisione</title>
	<atom:link href="https://digitalnarrativemedicine.com/it/tag/condivisione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it</link>
	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 10:10:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>Che cosa è la medicina narrativa: raccontarsi per curarsi meglio</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/che-cosa-e-la-medicina-narrativa-raccontarsi-per-curarsi-meglio/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/che-cosa-e-la-medicina-narrativa-raccontarsi-per-curarsi-meglio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 09:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[cure personalizzate]]></category>
		<category><![CDATA[diario narrativo]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[percorso di cura]]></category>
		<category><![CDATA[rita charon]]></category>
		<category><![CDATA[SIMeN]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=7245</guid>
		<description><![CDATA[La medicina narrativa contribuisce a creare intorno al paziente un percorso di cura condiviso e personalizzato e migliorare le sue aspettative, con un risparmio anche per il servizio sanitario nazionale «Ogni medico ha una tasca piena di fantasmi. Sono le storie dei pazienti che ci hanno colpito, che non riusciamo a lasciare andare, e che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/12/med-nar.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7246" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2023/12/med-nar-300x225.jpg" alt="med nar" width="300" height="225" /></a>La medicina narrativa contribuisce a creare intorno al paziente un percorso di cura condiviso e personalizzato e migliorare le sue aspettative, con un risparmio anche per il servizio sanitario nazionale<br />
«Ogni medico ha una tasca piena di fantasmi. Sono le storie dei pazienti che ci hanno colpito, che non riusciamo a lasciare andare, e che cambiano il modo in cui siamo medici». Così Fiona Reilly, un medico d’emergenza pediatrica dell’università di Melbourne in Australia, ha di recente spiegato perché il suo ateneo ha deciso di aprire un corso di medicina narrativa dedicato ai clinici: il carico emotivo di quei fantasmi può essere così pesante da spingere tanti a evitare di pensarci, a nascondersi dietro un apparente stoicismo che però alla lunga può esaurire le risorse fisiche ed emotive. Una strategia diversa è quella offerta dalla medicina narrativa, che invita medici e pazienti a raccontare e raccontarsi perché l’atto medico non sia solo applicare conoscenze biomediche e tecnologie: «Tirare fuori quei fantasmi dalla tasca grazie alla medicina narrativa, che consente di farlo in modo etico, sensibile e anche creativo, è un vero dono», osserva Reilly.</p>
<p><span id="more-7245"></span><br />
Quella australiana è soltanto l’ultima delle tante esperienze che si stanno moltiplicando da quando, nel 2000, Rita Charon della Columbia University di New York ha inaugurato il primo corso di medicina narrativa per creare un ponte fra la medicina, che deve applicare ai pazienti protocolli generali, e il malato, che ogni volta è un caso unico per il suo vissuto. Perché la medicina narrativa può essere davvero una terapia: per il malato, che se ascoltato e accolto si cura e sta meglio, e per il medico, che può elaborare la sua vicinanza con la malattia, il dolore, la morte. I benefici ci sono per entrambi, a patto di intendersi su che cosa sia, davvero, la medicina narrativa. La medicina narrativa, oltre a essere un approccio relativamente nuovo, è ancora spesso banalizzata, confusa con un «raccontare storie», semplicistico e fuorviante.</p>
<p><strong><em>Che cosa non è</em></strong><br />
«Non è neppure una semplice empatia fra medico e paziente, né basta essere psicologi o psicoterapeuti per fare medicina narrativa», specifica Giovanni Melani della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN). Non è diventare «amici» del malato, non è scrivere un diario della malattia, non è aggiungere un po’ di tempo alle visite mediche per ascoltare il malato. Soprattutto, non è una strategia alternativa in competizione con la medicina basata sulle evidenze, anzi la integra, come ha specificato nel 2015 il primo, e finora unico, documento di consenso dell’Istituto Superiore di Sanità sull’argomento: la medicina narrativa è infatti un metodo di intervento clinico-assistenziale che si basa sulla narrazione, in qualsiasi forma, utilizzandola come un mezzo per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di chi è coinvolto nella malattia e nella cura, dal paziente ai familiari, dai medici agli operatori sanitari.</p>
<div class="content">
<p class="chapter-paragraph"><em><strong><a href="https://www.corriere.it/salute/23_dicembre_17/che-cosa-medicina-narrativa-raccontarsi-curarsi-meglio-3352b94e-98e4-11ee-a0d7-fd10349463ac.shtml?&amp;appunica=true&amp;app_v1=true" target="_blank">Continua a leggere l&#8217;articolo</a></strong></em></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/che-cosa-e-la-medicina-narrativa-raccontarsi-per-curarsi-meglio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Condividere le sedute di chemio influenza la sopravvivenza</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/condividere-le-sedute-di-chemio-influenza-la-sopravvivenza/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/condividere-le-sedute-di-chemio-influenza-la-sopravvivenza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 07:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[co-presenze]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[National Human Genome Research Institute]]></category>
		<category><![CDATA[socialità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=5131</guid>
		<description><![CDATA[Avere qualcuno accanto con cui poter parlare durante le sedute di terapia non solo migliora l&#8217;umore ma aumenta, sebbene di poco, la probabilità di vivere più a lungo. Alla base di questi risultati potrebbe esserci lo stress Articolo di Tina Simoniello, la Repubblica.it Condividere il tempo e lo spazio, e quindi le parole, i timori, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Avere qualcuno accanto con cui poter parlare durante le sedute di terapia non solo migliora l&#8217;umore ma aumenta, sebbene di poco, la probabilità di vivere più a lungo. Alla base di questi risultati potrebbe esserci lo stress<span id="more-5131"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/08/120755485-32fb7eed-66c5-47d9-a528-9848dcdc1d2b.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5132" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2017/08/120755485-32fb7eed-66c5-47d9-a528-9848dcdc1d2b-300x169.jpg" alt="120755485-32fb7eed-66c5-47d9-a528-9848dcdc1d2b" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di Tina Simoniello, <a href="http://www.repubblica.it/oncologia/qualita-di-vita/2017/07/31/news/condividere_le_sedute_di_chemio_influenza_la_sopravvivenza-172028558/">la Repubblica.it</a></p>
<p>Condividere il tempo e lo spazio, e quindi le parole, i timori, le emozioni che accompagnano le sedute di chemioterapia, aiuta. Anzi, di più: è in grado di aumentare, sebbene di poco, i tassi di sopravvivenza. È il risultato di uno studio longitudinale, il primo del suo genere su un campione così vasto e per un tempo così lungo (5000 persone seguite per circa 9 anni), che è stato realizzato dai ricercatori del NHGRI, <a href="https://www.genome.gov/">National Human Genome Research Institute</a> dell’<a href="https://www.nih.gov/">NIH</a> e di Oxford, e pubblicato sulla rivista Network Science. Più in dettaglio gli autori dell’indagine hanno dimostrato che la socialità, la possibilità di comunicare, di entrare in relazione, di stare fianco a fianco con altri pazienti nel corso delle sedute di chemio aumenta del 2% la sopravvivenza a 5 anni.</p>
<p><strong>La ricerca</strong>. Gli  scienziati – esperti di scienze sociali comportamentali &#8211; che hanno firmato la pubblicazione hanno analizzato i dati relativi a 4.691 uomini e donne di circa 60 anni affetti da varie forme di cancro, in chemioterapia presso due ospedali pubblici dell’Oxfordshire dal 2000 al 2009. Di ognuno hanno seguito i destini clinici e anche la posizione occupata nelle sale dove venire loro somministrata la chemioterapia lungo tutto il corso della malattia: chi fossero i loro vicini di poltrona, quelli con i quali scambiavano chiacchiere, preoccupazioni e magari anche battute, e che destino clinico avessero a loro volta questi pazienti. In termini più scientifici gli autori hanno costruito e analizzato un network, una rete, di co-presenze. <a href="http://www.repubblica.it/oncologia/qualita-di-vita/2017/07/31/news/condividere_le_sedute_di_chemio_influenza_la_sopravvivenza-172028558/">continua a leggere</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/condividere-le-sedute-di-chemio-influenza-la-sopravvivenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
