<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Digital Narrative Medicine &#187; Analisi</title>
	<atom:link href="https://digitalnarrativemedicine.com/it/category/analisi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it</link>
	<description>Medicina Narrativa Digitale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 13:25:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>L&#8217;uso della narrazione nella pratica clinica</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/luso-della-narrazione-nella-pratica-clinica/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/luso-della-narrazione-nella-pratica-clinica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2020 14:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Health]]></category>
		<category><![CDATA[Health Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Franceschini]]></category>
		<category><![CDATA[medical humanities]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6529</guid>
		<description><![CDATA[Disponibile su YouTube il video del webinar organizzato dall’Istituto Superiore di Osteopatia di Milano con il patrocinio della Società Italiana di Pedagogia Medica (SIPeM), nel quale il filosofo Alessandro Franceschini affronta il tema dell’apporto che le Medical Humanities possono offrire all&#8217;arte della cura e sull&#8217;uso della narrazione in medicina. Al centro, l&#8217;applicazione della medicina narrativa digitale nella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2020/07/109475651_581278289429071_7159689658619770750_n.jpg"><img class="  wp-image-6530 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2020/07/109475651_581278289429071_7159689658619770750_n-300x169.jpg" alt="109475651_581278289429071_7159689658619770750_n" width="377" height="212" /></a></p>
<blockquote><p>Disponibile su <strong>YouTube</strong> il video del <strong>webinar</strong> organizzato dall’Istituto Superiore di Osteopatia di Milano con il patrocinio della Società Italiana di Pedagogia Medica (SIPeM), nel quale il filosofo <strong>Alessandro Franceschini</strong> affronta il tema dell’apporto che le <strong>Medical Humanities</strong> possono offrire all&#8217;arte della cura e sull&#8217;uso della narrazione in medicina. Al centro, l&#8217;<strong>applicazione della medicina narrativa digitale nella pratica clinica</strong>, attraverso la <strong>piattaforma DNMLAB</strong>, che nasce dall&#8217;intuizione dell&#8217;antropologa <strong>Cristina Cenci.</strong></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6529"></span></p>
<p>Indagine sull’integrazione tra narrazione e terapia rispondendo ad alcune domande:</p>
<ul>
<li><em>Come stanno insieme narrazione e pratica clinica, due realtà apparentemente così diverse e distanti?</em></li>
<li><em>Come si possono integrare le metodologie proprie della medicina narrativa nei percorsi clinico-assistenziali?</em></li>
<li><em>Una volta raccolta la storia del paziente, come “utilizzarla”?</em></li>
<li><em>Le pratiche narrative in medicina possono risultare utili anche ai curanti stessi, al di là dell’applicazione in ambito clinico, ovvero per il loro benessere personale?</em></li>
</ul>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=bxVhA2xHVY0">Guarda il video</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/luso-della-narrazione-nella-pratica-clinica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Medicina Narrativa nelle Epilessie: un articolo su Epilepsy&amp;Behavior</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/medicina-narrativa-nelle-epilessie-un-articolo-su-epilepsybehavior/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/medicina-narrativa-nelle-epilessie-un-articolo-su-epilepsybehavior/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 11:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Health]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cristina cenci]]></category>
		<category><![CDATA[epilessia]]></category>
		<category><![CDATA[medicina narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[oriano mecarelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6487</guid>
		<description><![CDATA[Pubblicato sulla prestigiosa rivista Epilepsy &#38; Behavior l’articolo “Digital narrative medicine for the personalization of epilepsy care pathways” di Cristina Cenci e Oriano Mecarelli. Al centro il progetto EPIMENA condotto, attraverso la piattaforma DNMLAB.IT, presso il Policlinico Umberto I della Sapienza Università di Roma. Abbiamo intervistato il responsabile scientifico dello studio e coautore dell’articolo, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/Immagine-art-OM.jpg"><img class="  wp-image-6492 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/Immagine-art-OM-300x91.jpg" alt="Immagine art OM" width="389" height="118" /></a></p>
<blockquote><p>Pubblicato sulla prestigiosa rivista <strong>Epilepsy &amp; Behavior</strong> l’articolo <strong><em>“Digital narrative medicine for the personalization of epilepsy care pathways”</em></strong> di <strong>Cristina Cenci</strong> e <strong>Oriano Mecarelli</strong>. Al centro il<strong> progetto EPIMENA</strong> condotto, attraverso la <strong>piattaforma DNMLAB.IT</strong>, presso il <strong>Policlinico Umberto I della Sapienza Università di Roma</strong>. Abbiamo intervistato il <strong>responsabile scientifico dello studio</strong> e coautore dell’articolo, il <strong>prof. Mecarelli</strong>, per parlare di questo importante e significativo traguardo.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6487"></span></p>
<p style="text-align: center;">Intervista a cura di <em>Alessandro Franceschini</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Il professor Oriano Mecarelli si è sempre occupato per quanto riguarda la sua vita professionale (sia in ambito clinico che di ricerca e didattica) di diagnosi e cura delle epilessie e di elettroencefalografia, presso l’Università Sapienza ed il Policlinico Umberto I di Roma. Da circa 20 anni ricopre inoltre incarichi dirigenziali in LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia, Società Scientifica dedicata alle Epilessie cui aderiscono circa 1000 professionisti che operano su tutto il territorio nazionale), della quale dal 2017 è Presidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>L’epilessia è una malattia complessa, rispetto alla quale la cura deve necessariamente tenere conto di molteplici aspetti. Come è possibile rendere più appropriato il trattamento di questa patologia?</strong></em></p>
<p>Quando si parla di Epilessia ci si riferisce ad una serie numerosa di forme, tutte caratterizzate dal sintomo “crisi epilettica” ma diverse per quanto riguarda l’età di insorgenza, la possibilità di controllo delle crisi stesse con le terapie farmacologiche, le comorbidità, etc. Inoltre, l’epilessia è una patologia neurologica cronica che di per sé costituisce uno stigma che si esprime sia a livello individuale che sociale, con problematiche psico-sociali che di frequente inducono nella persona con epilessia più sofferenza della malattia stessa. Sulla base di questa premessa è evidente che la cura dell’epilessia non può essere effettuata soltanto prendendo in considerazione l’aspetto neurologico, ma per aver successo essa deve prevedere un approccio individuale e multidisciplinare, che consenta di valutare il singolo paziente nella sua interezza, come persona e non come semplice malato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Alla luce della sua esperienza, qual è il contributo che la medicina narrativa può offrire nel percorso clinico e assistenziale delle persone con epilessia?</strong></em></p>
<p>La medicina narrativa può aiutare a realizzare un percorso di cura il più possibile completo e personalizzato e l’epilessia tra le patologie del corpo umano è senz’altro una di quelle che più si adatta ad essere affrontata con questa metodica.  Innanzitutto è l’epilettologo che necessita di aprirsi ad altre modalità di approccio al paziente, utili sia a livello diagnostico che terapeutico. La medicina narrativa, nelle sue diverse applicazioni, può aiutare il medico a conoscere meglio la persona che ha davanti, migliorando la capacità di ascolto e favorendo il crearsi di un rapporto maggiormente empatico. D’altra parte, se il paziente si sentirà più libero di esprimersi, racconterà con maggiori particolari il proprio disturbo, e questo si tradurrà automaticamente in un miglioramento del processo di cura. Nell’epilessia – come forse in nessun’altra patologia – la “parola” riveste un’importanza fondamentale: è sulla base degli eventi raccontati durante l’anamnesi che il neurologo poggia le prime basi dell’ipotesi diagnostica; i sintomi così come sono “raccontati” dal paziente sono estremamente utili per porre la diagnosi differenziale tra crisi epilettica e episodi accessuali di altra origine; posta la diagnosi e iniziato il trattamento è sempre il “racconto” che costituisce il fondamento per valutare l’efficacia della terapia e gli effetti avversi dei farmaci; etc etc.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Può raccontarci un po’ più nel dettaglio qualcosa sul progetto EPIMENA condotto attraverso l’applicazione della medicina narrativa mediata dal digitale?</strong></em></p>
<p>L’infrastruttura informatica della piattaforma DNMLAB.IT è stata fondamentale per condurre il progetto. Infatti, si tratta di un setting virtuale protetto, specificatamente pensato per la relazione medico-paziente e che ruota attorno ad una sorta di diario digitale, dove il paziente viene accompagnato a sviluppare la propria narrazione. Per fare questo, abbiamo presentato ai pazienti arruolati e invitati in piattaforma, una serie di input, degli “stimoli narrativi”, che hanno avuto il compito proprio di orientare la narrazione finalizzandola al monitoraggio esistenziale che a noi interessava. Io e i miei collaboratori, accedevamo in piattaforma quando lo ritenevamo più opportuno per leggere le storie dei pazienti, magari in vista della visita di controllo. È chiaro che lo sviluppo di una narrazione approfondita in un secondo momento attraverso il digitale, in aggiunta a quanto può avvenire nell’incontro faccia a faccia, è qualcosa di molto utile ed efficacie: il paziente, ad esempio, è più a suo agio ad aprirsi, visto che non dovrà parlare di sé stesso in un momento di particolare pressione (come può essere quello della visita medica), ma potrà comunque far sapere al suo curante cose importanti sul suo conto, compreso il resoconto di una crisi epilettica che si è verificata nel periodo che intercorre tra una visita di controllo e l’altra; per il curante, questo ambiente digitale, è ottimo per poter accedere alla narrazione quando si vuole, nel momento che si ritiene più opportuno e utile, senza dover necessariamente accogliere il racconto del paziente durante la visita in presenza, dove spesso il tempo che si ha a disposizione è poco e diventa quasi impossibile approfondire aspetti più complessi del vissuto del paziente, ma come già detto, altrettanto importanti ai fini delle cure.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>L’utilizzo della piattaforma digitale ha agevolato la raccolta delle storie dei pazienti. Ma poi, come è stato possibile utilizzare concretamente queste narrazioni per personalizzare le cure?</strong></em></p>
<p>Certo, un progetto di applicazione clinica della medicina narrativa non può fermarsi alla raccolta delle storie dei pazienti. Sicuramente è importantissimo il feedback da parte del medico nei confronti del paziente, che ad esempio può avvenire in occasione di un nuovo incontro di persona, oppure anche solo attraverso un messaggio in piattaforma. È essenziale che il medico faccia intendere al paziente che ha letto il suo diario e che ne terrà conto in qualche modo durante il percorso terapeutico (per aiutarsi nella diagnosi, per rendere più appropriato l’iter assistenziale, etc.). Questo dunque per fissare un primo punto, anche se abbastanza generico, riguardo l’uso che andrebbe fatto delle storie dei pazienti. Ma è chiaro che il discorso può diventare più articolato. La medicina narrativa permette di coniugare il piano clinico-assistenziale con il progetto esistenziale del paziente, e per far questo, nel nostro progetto, è stato fondamentale il lavoro in un team multidisciplinare. Abbiamo integrato nella piattaforma uno strumento ulteriore, la cosiddetta <em>IDS-Illness Digital Storymap</em>, che appunto rappresenta un modello interpretativo che ha lo scopo proprio di “tradurre” la storia del paziente rendendola fruibile ai fini clinici, attraverso competenze trasversali. A tal proposito, va sottolineato come hanno lavorato all’analisi delle storie anche un’antropologa e un filosofo. Tutto parte dall’uso di una metafora principale: nella malattia cronica, il viaggio con la malattia non è lineare ma circolare. Le diverse fasi si alternano a seconda del progetto di vita e dell’evoluzione della malattia stessa, e così abbiamo cercato di rileggere la storia del paziente individuando delle categorie esistenziali/esperienziali che secondo tre fasi principali (la fase attuale che il paziente si trova a vivere nel momento del racconto, il suo futuro atteso, e il verosimile obiettivo che è possibile prevedere nel suo caso specifico) permettono di chiarificare il vissuto personale del paziente in modo sintetico. Fatta un’analisi del genere, è stato molto più agevole concretizzare l’importante obiettivo della personalizzazione dell’intervento di cura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Qual è il suo bilancio di questa esperienza? Quali i punti di forza e di debolezza per un progetto di applicazione clinica della medicina narrativa nel trattamento di persone con epilessia?</strong></em></p>
<p>Il bilancio di questa esperienza dal mio punto di vista è senz’altro positivo. In generale, non è facile concretizzare l’applicazione clinica della medicina narrativa nella pratica clinica, ma in questo caso, nonostante tutto, sembra sia stato possibile farlo con risultati significativi. I pazienti necessitano di un canale di facile utilizzo, che costituisca un’interfaccia reale tra sé stessi ed il medico curante. In tempi di pandemia poi, abbiamo tutti compreso che il modello clinico-assistenziale tradizionale necessita di essere integrato e talvolta anche sostituito da altri sistemi di relazione medico-paziente, che si avvicinano molto alla telemedicina e che occorre in tempi rapidi implementare e soprattutto regolamentare. I punti di debolezza li identifico innanzitutto nella scarsa compliance che osservo tra i miei colleghi per quanto riguarda la medicina narrativa, nel senso che la maggior parte di essi continuano a considerare questa metodica “una perdita di tempo”, un approccio psico-sociale che non li riguarda. Siccome poi stiamo discutendo di una piattaforma digitale, va anche detto che non tutti i pazienti che soffrono di epilessia sono in grado di usufruire e di utilizzare correttamente certi strumenti e applicazioni tecnologiche. C’è quindi ancora molto da lavorare, sia sui medici che sui pazienti, per ragioni diverse a seconda dell’ambito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Dal suo punto di vista, cosa rappresenta l’accoglienza e la pubblicazione dell’articolo relativo a questa esperienza in una rivista scientifica internazionale?</strong></em></p>
<p>Debbo dire che non ci speravo molto… Ad oggi i paper sull’applicazione della Medicina Narrativa in Epilettologia sono molto pochi, e nessuno di essi deriva da esperienze italiane. <em>Epilepsy &amp; Behavior</em> è una Rivista scientifica internazionale molto attenta agli aspetti psico-sociali e quindi rappresenta il target giusto; il nostro contributo d’altronde è stato criticato ed accettato in tempi rapidi e questo è gratificante e promettente. Speriamo che altri epilettologi, in Italia e nel mondo, leggano il paper e ne traggano spunto per intraprendere ulteriori studi nell’ambito specifico!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S152550502030322X?CMX_ID=&amp;SIS_ID=-1&amp;dgcid=STMJ_75273_AUTH_SERV_PPUB&amp;utm_acid=-1907573709&amp;utm_campaign=STMJ_75273_AUTH_SERV_PPUB&amp;utm_dgroup=Email1Publishing&amp;utm_in=DM698175&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=AC_30&amp;utm_term=Email%201%20Publishing">Vai all&#8217;articolo sul sito della rivista Epilepsy &amp; Behavior </a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/medicina-narrativa-nelle-epilessie-un-articolo-su-epilepsybehavior/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Application of narrative medicine in oncological clinical practice: health care professional</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/application-of-narrative-medicine-in-oncological-clinical-practice-health-care-professional/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/application-of-narrative-medicine-in-oncological-clinical-practice-health-care-professional/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 10:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Health]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[A. Fabi]]></category>
		<category><![CDATA[A. Franceschini]]></category>
		<category><![CDATA[C. Cenci]]></category>
		<category><![CDATA[E. Colella]]></category>
		<category><![CDATA[F. Cognetti]]></category>
		<category><![CDATA[I. Bertazzi]]></category>
		<category><![CDATA[M.C. Cercato]]></category>
		<category><![CDATA[U. Zocher]]></category>
		<category><![CDATA[V. Scarinci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6440</guid>
		<description><![CDATA[Pubblicato l’articolo sullo studio IMPERO, condotto presso l’IFO-Regina Elena, finalizzato ad esplorare l’impatto sul vissuto personale degli operatori sanitari di un nuovo approccio clinico-metodologico legato all&#8217;uso di un diario narrativo digitale nella raccolta e integrazione della narrazione tematica nella pratica clinica. L’articolo su PubMed a firma di: U. Zocher, I. Bertazzi, E. Colella, A. Fabi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Pubblicato l’articolo sullo <strong>studio IMPERO</strong>, condotto presso l’<strong>IFO-Regina Elena</strong>, finalizzato ad esplorare l’impatto sul vissuto personale degli operatori sanitari di un nuovo approccio clinico-metodologico legato all&#8217;uso di un diario narrativo digitale nella raccolta e integrazione della narrazione tematica nella pratica clinica.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6440"></span></p>
<p>L’articolo su <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32157263">PubMed</a> a firma di:</p>
<p style="text-align: center;">U. Zocher, I. Bertazzi, E. Colella, A. Fabi, V. Scarinci, A. Franceschini, C. Cenci, F. Cognetti, M.C. Cercato</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p>INTRODUCTION: Narrative medicine makes explicit the experience of disease and enhances the subjective view in the cure. In addition, the narrative approach involves personal experience and emotional resonances of the health care professional leading him to redefine the values in terms of health and disease. The IMPERO study aims to explore the personal &#8220;life experience&#8221; of health care professionals involved in studies exploring a new methodological clinical approach: the use of a digital narrative diary in collecting and integrating theme-oriented narration in clinical practice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>METHODS: Qualitative study based on the interviews of three health care professionals (two oncologists and one nurse) involved in the AMENO study. The main topic of the interviews was the &#8220;perceived&#8221; and the intimate experience of each health care professional, particularly on the meaning and the role regarding their personal and professional experience while coping with patients narration. The analysis of data focuses on three aspects: a) the health care professionals&#8217; point of view using the diary as a tool for narrative-based medicine; b) the work environment as a framework for the use of the digital diary; c) the mental construction concerning the meaning of the tool and its preliminary use in clinical practice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RESULTS: The diary is appreciate as a tool for the application of narrative-based medicine; the reading/writing format is considered of high quality and suitable for clinical practice processes. The narration drives a change in the patient-health care professional relationship: the patient is valued as an &#8220;individual&#8221;. An atmosphere of empathy and greater intimacy is created. The perceptions developed over the years of clinical practice, which reflect personal and professional concepts (knowledge and individual believes in illness, health, healing, etc.), influence the perception of the narrative instrument and its clinical use. The work context influences the use of the diary, limiting its potential. Narrative medicine is a way of reorganizing the criteria that contribute in defining the quality of patient care by focusing on the patient-health care professional relationship.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DISCUSSION: The approach of narrative medicine must be reviewed in the light of the relational systemic theory which allows us to understand several aspects: the training in narrative medicine itself, the acquisition of professional skills by practitioners, and the organizational development of the institutions (the organizational structures but also the values and professional culture of work).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/application-of-narrative-medicine-in-oncological-clinical-practice-health-care-professional/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro il Coronavirus, per prima cosa curiamo le parole</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/contro-il-coronavirus-per-prima-cosa-curiamo-le-parole/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/contro-il-coronavirus-per-prima-cosa-curiamo-le-parole/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 22:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6369</guid>
		<description><![CDATA[Curare le parole con cui descriviamo l’epidemia da Coronavirus, scrive Christian Pristipino in un post pubblicato prima su Facebook e poi ripreso in un articolo da OmniNews, è uno degli strumenti che abbiamo per affrontare la sua diffusione e limitare i suoi effetti, anche a livello biologico. Articolo di Christian Pristipino su OmniNews Non solo polmonite: dopo l’allarme [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Curare le <strong>parole</strong> con cui descriviamo l’<strong>epidemia da Coronavirus</strong>, scrive <strong>Christian Pristipino</strong> in un post pubblicato prima su Facebook e poi ripreso in un articolo da <strong>OmniNews</strong>, è uno degli strumenti che abbiamo per affrontare la sua diffusione e limitare i suoi effetti, anche a livello biologico.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6369"></span></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <em>Christian Pristipino</em> su <a href="https://www.omni-web.org/contro-il-coronavirus-per-prima-cosa-curiamo-le-parole/">OmniNews</a></p>
<p>Non solo polmonite: dopo l’allarme per l’epidemia di Covid-19, nei giorni scorsi l’Oms ha segnalato come fenomeno preoccupante lo scoppiare di una parallela “<strong>infodemia</strong>“, il proliferare incontrollato ed esponenziale di notizie più o meno attendibili e allarmanti sull’emergenza sanitaria causata dal nuovo coronavirus scoperto in Cina. Ed è dell&#8217;altro giorno la guida “Word Matters” per contrastare i fenomeni di stigmatizzazione sociale nei confronti di presunti”untori”. Un’altra dimensione dell’emergenza Covid-19, i cui <strong>effetti sociali</strong>, come scrive <strong>Christian Pristipino</strong>, rischiano di essere anche più devastanti della dimensione biologica di una malattia. <a href="https://www.omni-web.org/contro-il-coronavirus-per-prima-cosa-curiamo-le-parole/">Continua a leggere</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/contro-il-coronavirus-per-prima-cosa-curiamo-le-parole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contenuto e risultati dei programmi di medicina narrativa</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/contenuto-e-risultati-dei-programmi-di-medicina-narrativa/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/contenuto-e-risultati-dei-programmi-di-medicina-narrativa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 13:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6356</guid>
		<description><![CDATA[Pubblicata una revisione sistematica della letteratura dell&#8217;ultimo anno sugli outcomes della medicina narrativa. Nonostante sia una relativa novità nella medical education, la medicina narrativa ha già prodotto una serie di outcomes positivi per i professionisti delle scienze della salute. Alcuni aspetti nella ricerca vanno però migliorati. Dallo studio pubblicato sulla rivista BMJ emergono diversi risultati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Pubblicata una <strong>revisione sistematica</strong> della letteratura dell&#8217;ultimo anno <strong>sugli outcomes della medicina narrativa</strong>. Nonostante sia una relativa novità nella medical education, la medicina narrativa ha già prodotto una serie di outcomes positivi per i professionisti delle scienze della salute. Alcuni aspetti nella ricerca vanno però migliorati.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6356"></span></p>
<p>Dallo studio pubblicato sulla <a href="https://bmjopen.bmj.com/content/10/1/e031568.full">rivista BMJ</a> emergono diversi risultati ottenuti grazie alla medicina narrativa: il miglioramento della competenza narrativa, della comunicazione e dell&#8217;empatia; l&#8217;individuazione e la riduzione del burnout; la promozione della riflessione sull&#8217;identità professionale; la promozione del team-building e la facilitazione delle competenze educative. Mancano però metodi di valutazione dell&#8217;impatto condivisi, i criteri e i metodi di valutazione non sempre sono adeguati, e infine, è necessario considerare l&#8217;efficacia a lungo termine.</p>
<p><a href="https://bmjopen.bmj.com/content/10/1/e031568.full">Articolo open access su BMJ</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/contenuto-e-risultati-dei-programmi-di-medicina-narrativa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Secondo l’OMS, formare i sanitari alle competenze umanistiche fa la differenza</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/secondo-loms-formare-i-sanitari-alle-competenze-umanistiche-fa-la-differenza/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/secondo-loms-formare-i-sanitari-alle-competenze-umanistiche-fa-la-differenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 14:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Health Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[medical humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6319</guid>
		<description><![CDATA[“Supportare l’inclusione di materie artistiche e umanistiche nella formazione dei professionisti della salute per migliorare le loro competenze cliniche, individuali, e di comunicazione”. Ecco la politica formativa suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in una recente review fino a coprire più di 3000 studi complessivi sull’impatto di interventi in ambito sanitario che includano aspetti relativi all’arte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>“Supportare l’inclusione di materie artistiche e umanistiche nella formazione dei professionisti della salute per migliorare le loro competenze cliniche, individuali, e di comunicazione”</em>. <strong>Ecco la politica formativa suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> in una recente <strong>review</strong> fino a coprire più di 3000 studi complessivi <strong>sull’impatto di interventi in ambito sanitario che includano aspetti relativi all’arte e alle discipline umanistiche</strong>.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6319"></span></p>
<p><a href="https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/329834/9789289054553-eng.pdf">Il link alla revisione dell’OMS</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/secondo-loms-formare-i-sanitari-alle-competenze-umanistiche-fa-la-differenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Errori medici, la prevenzione è una anamnesi narrativa</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/errori-medici-la-prevenzione-e-una-anamnesi-narrativa/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/errori-medici-la-prevenzione-e-una-anamnesi-narrativa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 15:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6308</guid>
		<description><![CDATA[I medici possono commettere errori clinici. Silvana Quadrino nel suo articolo analizza il tema presentando la medicina narrativa come possibile mezzo attraverso il quale prevenire l’errore, agendo sulla qualità della relazione di cura e perché spesso è il non detto a lasciare spazio all’errore. Articolo di Silvana Quadrino su Omni Web Una ricerca pubblicata recentemente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>I medici possono commettere errori clinici. <strong>Silvana Quadrino</strong> nel suo articolo analizza il tema presentando la <strong>medicina narrativa</strong> come possibile mezzo attraverso il quale prevenire l’errore, agendo sulla qualità della relazione di cura e perché spesso è il non detto a lasciare spazio all’errore.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6308"></span></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <em>Silvana Quadrino</em> su <a href="https://www.omni-web.org/errori-medici-anamnesi-narrativa/">Omni Web</a></p>
<p style="text-align: left;">Una ricerca pubblicata recentemente da Jama analizza la possibile correlazione fra i sintomi di <strong>depressione </strong>dei medici e gli <strong>errori clinici </strong>da loro commessi. Benché questa correlazione non sia condivisa in modo unanime, la ricerca apre temi importanti: è possibile evitare l’errore medico? È possibile evitare che quello che viene considerato “errore” abbia ripercussioni, oltre che sulla salute e la vita del <strong>paziente</strong>, anche sul <strong>benessere emotivo</strong> futuro suo e dei suoi famigliari, e sul benessere emotivo del <strong>medico</strong>? Su questo ultimo punto la ricerca sembra indicare che il medico che presenta sintomi depressivi dopo aver commesso un errore è più esposto al rischio di commettere errori futuri. Da qui la necessità di individuare interventi in grado di <strong>prevenire </strong>l’insorgere dei sintomi depressivi nel medico, in modo da ridurre il rischio di <strong>errori futuri</strong>, e migliorare sia il benessere del medico sia la <strong>qualità delle cure</strong> da lui prestate. La percezione di qualità delle cure è infatti strettamente legata alle decisioni che accompagnano il percorso diagnostico-terapeutico: le frasi del quotidiano “il dottore mi ha sbagliato la cura”, “non lo hanno operato al momento giusto”, “hanno detto che non era niente e non lo hanno portato al pronto soccorso” ecc. indicano che le scelte e le decisioni dei medici sono percepite come decisive per l’esito positivo della cura.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.omni-web.org/errori-medici-anamnesi-narrativa/">Continua a leggere</a></p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/errori-medici-la-prevenzione-e-una-anamnesi-narrativa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Joker’: una rappresentazione complessa della malattia mentale?</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/joker-una-rappresentazione-complessa-della-malattia-mentale/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/joker-una-rappresentazione-complessa-della-malattia-mentale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2019 21:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6272</guid>
		<description><![CDATA[Il recente film sul nemico di Batman, rappresenta la malattia mentale in un modo che non è né facilmente accettabile né ignorabile. Nel dibattito in corso sulle narrazioni e rappresentazioni buone e cattive della malattia mentale, Joker evidentemente fornisce un quadro unico che è contaminato da molteplici obiettivi. Articolo di Amala Poli su Synapsis (in inglese) [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/joker-real-life-psychiatrists.jpg"><img class="  wp-image-6273 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2019/11/joker-real-life-psychiatrists-300x169.jpg" alt="joker-real-life-psychiatrists" width="381" height="215" /></a></p>
<blockquote><p>Il recente film sul nemico di Batman, rappresenta la <strong>malattia mentale</strong> in un modo che non è né facilmente accettabile né ignorabile. Nel dibattito in corso sulle <strong>narrazioni e rappresentazioni </strong>buone e cattive della malattia mentale,<strong> <em>Joker</em></strong> evidentemente fornisce un quadro unico che è contaminato da molteplici obiettivi.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6272"></span></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <em>Amala Poli</em> su <a href="https://medicalhealthhumanities.com/2019/11/03/joker-a-complex-representation-of-mental-illness/">Synapsis</a> (in inglese)</p>
<p style="text-align: left;"><em>Joker</em> (2019), a film directed by Todd Phillips, and co-produced by Todd Phillips, Bradley Cooper, and Emma Tillinger Koskoff, represents mental illness in a way that is neither easily acceptable or dismissible. Some critics have viewed the film as a troubling representation of mental illness due to its construction of the troubled supervillain (Driscoll and Husain), whereas other voices include famous neurocriminologist Adrian Raine, who found the film to be a “great educational tool” (Miller). In the ongoing debate about good and bad representations of mental illness, Joker provides a unique picture that is smattered with multiple objectives ranging from the construction of a backstory to the exploration of Arthur Fleck’s psyche. Though the movie does provide a history to the supervillain Joker, I wish to argue instead that it does so through a careful construction of a narrative of deteriorating mental health as a response to highly stressful and damaging incidents and people, combined with childhood trauma.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://medicalhealthhumanities.com/2019/11/03/joker-a-complex-representation-of-mental-illness/">Continua a leggere</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/joker-una-rappresentazione-complessa-della-malattia-mentale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Competenza ed empatia, l’effetto placebo è nelle mani del medico</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/competenza-ed-empatia-leffetto-placebo-e-nelle-mani-del-medico/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/competenza-ed-empatia-leffetto-placebo-e-nelle-mani-del-medico/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 13:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6265</guid>
		<description><![CDATA[La comunicazione non verbale tra medico e paziente può condizionare la risposta ai farmaci. È quanto suggerisce uno studio su Nature Human Behaviour sull’effetto placebo indagando in particolare la correlazione tra l’atteggiamento del medico e l’efficacia del farmaco somministrato per alleviare il dolore. Articolo di Erika Salvadori su OMNI WEB  A volte un’espressione può valere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>La comunicazione non verbale tra medico e paziente può condizionare la risposta ai farmaci.</strong> È quanto suggerisce uno <strong>studio su Nature Human Behaviour sull’effetto placebo</strong> indagando in particolare la correlazione tra l’atteggiamento del medico e l’efficacia del farmaco somministrato per alleviare il dolore.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6265"></span></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <em>Erika Salvadori</em> su <a href="https://www.omni-web.org/effetto-placebo-dolore/">OMNI WEB </a></p>
<p style="text-align: left;">A volte un’espressione può valere più di mille parole. Anche nel rapporto tra medico e paziente, dove la comunicazione non verbale può arrivare a condizionare la risposta ai farmaci. È quanto suggerisce uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour che ha indagato la correlazione tra l’atteggiamento del medico e l’efficacia del farmaco somministrato per alleviare il dolore. Ciò che pensa il medico circa l’utilità di un trattamento, scrivono i ricercatori, traspare dal suo atteggiamento, e in particolare dall’espressione facciale. Segnali a volte quasi impercettibili che, però sono percepiti dal paziente e influiscono in modo significativo sull’esito della cura.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.omni-web.org/effetto-placebo-dolore/">Continua a leggere</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/competenza-ed-empatia-leffetto-placebo-e-nelle-mani-del-medico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Considerazioni di un medico-chirurgo sulle Medical Humanities</title>
		<link>https://digitalnarrativemedicine.com/it/considerazioni-di-un-medico-chirurgo-sulle-medical-humanities/</link>
		<comments>https://digitalnarrativemedicine.com/it/considerazioni-di-un-medico-chirurgo-sulle-medical-humanities/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 12:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Valente]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Casa di Cura privata "Di Lorenzo" Avezzano]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Simone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://digitalnarrativemedicine.com/it/?p=6230</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Il medico umanista deve conoscere questi aspetti della vita di relazione che caratterizzano la sfera umana. In ogni paziente ci può essere un interesse per la musica, la letteratura, il cinema, lo sport, la pittura. Questi argomenti possono diventare la chiave giusta del curante per aprire la porta dell’anima di chi soffre e poter accedere, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="  wp-image-6231 aligncenter" src="https://digitalnarrativemedicine.com/wordpress/wp-content/uploads/2019/09/‘Sappho’-detalle-Charles-Mengin-1877-300x188.jpg" alt="‘Sappho’-detalle-Charles-Mengin-1877" width="337" height="211" /></p>
<blockquote><p><em>&#8220;Il medico umanista deve conoscere questi aspetti della vita di relazione che caratterizzano la sfera umana. In ogni paziente ci può essere un interesse per la musica, la letteratura, il cinema, lo sport, la pittura. Questi argomenti possono diventare la chiave giusta del curante per aprire la porta dell’anima di chi soffre e poter accedere, così, al bagaglio di informazioni che il paziente custodisce, utili per un riuscito percorso dapprima diagnostico, successivamente terapeutico. È il miracolo dell’empatia. E la buona letteratura può essere molto utile anche a tutti coloro che hanno abbracciato la nobile professione medica!&#8221;</em></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6230"></span></p>
<p style="text-align: center;">Articolo di <strong>Pasquale Simone</strong> (Primario chirurgo, Casa di Cura privata &#8220;Di Lorenzo&#8221; Avezzano)</p>
<p>Le cosiddette Medical Humanities rappresentano una branca di sapere e di studio abbastanza recente, ma secondo me sono piuttosto una semplicemente riscoperta.</p>
<p>Perché riscoperta? Ma perché il connubio tra l’arte, nelle sue varie ed affascinanti espressioni e la medicina, è antico, naturale e pressoché coevo alla nascita della nostra civiltà occidentale.</p>
<p>Il simbolo in assoluto di questa idea è il Dio Apollo, il più invocato nella mitologia, che era allo stesso tempo il protettore dell’arte e della medicina</p>
<p>Analizziamo alcuni esempi.</p>
<p>Citerei per prima Saffo e la sua celeberrima ode: <em>“simile agli dei a me sembra quel giovane che a te siede accanto e ti ascolta dolcemente parlare e ridere amorosamente…”</em>.</p>
<p>È un frammento poetico amato, ammirato nonché imitato da poeti quali Catullo, Foscolo, Quasimodo i quali, pur grandi, non hanno potuto gareggiare per bellezza con l’originale.</p>
<p>Nel suo prosieguo il brano contiene una piccola, ma originale summa di semeiotica medica. <em>“Questo mi fa tremare il cuore in petto”</em>. Ci troviamo davanti a un episodio di tachicardia parossistica.</p>
<p><em>“Come ti vedo, non mi viene più la voce”</em>. È un momento di paresi delle corde vocali, ovvero di afonia transitoria.</p>
<p><em>“E un fuoco sottile subito mi corre sotto la pelle”</em>. È il brivido, ovverosia la scarica di adrenalina che precede l’iperpiressia.</p>
<p><em>“E non vedo più con gli occhi”</em>. Sono gli scotomi.</p>
<p><em>“E mi rombano le orecchie”</em>. Sono gli acufeni.</p>
<p><em>“E il sudore gocciola”</em>. È la sudorazione che accompagna l’ipotensione acuta.</p>
<p><em>“E divento più scura dell’erba verde”</em>. Sopraggiunge la cianosi.</p>
<p>Notiamo come questo geniale artifizio all’inizio del verso del polisindeto – la ripetizione quasi ossessiva della vocale “e” – accentui la rapida progressione della sintomatologia che parte dall’iniziale malessere per raggiungere l’acme con il collasso cardiocircolatorio.</p>
<p>Questo camminare insieme della letteratura e della medicina continua sicuro e spedito nel tempo.</p>
<p>La peste, la malattia per antonomasia che ha terrorizzato l’umanità per secoli, è un “topos” letterario ricorrente e che ci ha lasciato pagine di letteratura memorabili.</p>
<p>Tucidite, Lucrezio, Boccaccio, Manzoni e nel secolo scorso Camus e Becket, hanno tutti trattato da par loro questo argomento.</p>
<p>Forse la narrazione più incisiva è quella dello storico greco.</p>
<p>Nella peste di Atene gli avvenimenti sono presentati con dovizia di particolari, con drammaticità, osservati da Tucidite quasi fosse un medico e con spunti profondi di riflessione sulle reazioni umane: i moribondi che si trascinano alle fontane, da ardentissima sete spinti; i familiari che, stanchi di piangere risultano indifferenti alla perdita dei cari; i templi traboccanti di cadaveri; i sopravvissuti, spinti dalla smania di vivere, senza più rispetto delle leggi morali e civili.</p>
<p>È l’esaltazione del potere della scrittura, della forza devastante del ferale morbo e il dominio assoluto della “tyche” – il caso – che determina inesorabilmente i destini degli uomini.</p>
<p>Nessuno ha saputo eguagliare il vigore di Tucidite, forse solo Lucrezio e il Manzoni. Di quest’ultimo mi torna alla mente e sempre mi commuove l’episodio della madre di Cecilia: <em>“scendea da uno di quegli usci e veniva verso il convoglio, una donna, il cui spetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa… addio Cecilia, riposa in pace, domani verremo anche noi, per restare sempre insieme…”</em>. Esempio raro di lirismo inserito in una pagina di prosa.</p>
<p>Questi splendidi esempi di poesia e prosa sono davvero il nutrimento dell’animo e dell’intelletto e il loro respiro universale, immortale, tutti ci accomuna.</p>
<p>Sicché penso che la familiarità con i sentimenti quali l’amore, la sofferenza, l’altruismo, l’egoismo, il coraggio, che i grandi scrittori sanno magistralmente narrare siano per il medico una preziosa palestra atta ad un adeguato allenamento nell’analisi e nella interpretazione della malattia senza prescindere dalla centralità della persona.</p>
<p>Il medico umanista deve conoscere questi aspetti della vita di relazione che caratterizzano la sfera umana. In ogni paziente ci può essere un interesse per la musica, la letteratura, il cinema, lo sport, la pittura.</p>
<p>Questi argomenti possono diventare la chiave giusta del curante per aprire la porta dell’anima di chi soffre e poter accedere, così, al bagaglio di informazioni che il paziente custodisce, utili per un riuscito percorso dapprima diagnostico, successivamente terapeutico.</p>
<p>È il miracolo dell’empatia.</p>
<p>Posso dire con certezza che ogni volta che questo magico momento di incontro nella mia lunga carriera di medico si è verificato, mi sono sentito intimamente e profondamente arricchito.</p>
<p>Era forse un caso che non molto tempo fa per accedere agli studi di medicina bisognava provenire dai licei?</p>
<p>Altresì singolare è il rapporto tra arte visiva e medicina.</p>
<p>L’anatomia umana, fondamento di tutte le branche mediche, restò completamente sconosciuta fino al Rinascimento.</p>
<p>Sino ad allora le conoscenze dell’arte medica si basavano tutte su Galeno, grande filosofo e medico del III secolo d.C., che però non aveva mai fatto una dissezione sul corpo umano.</p>
<p>I suoi studi anatomici riguardavano solo gli animali, in particolare la scimmia, e da essi, per conseguenza, venivano trasferiti agli uomini.</p>
<p>Furono gli artisti, in particolare Leonardo e Michelangelo, in modo più saltuario e nascosto il primo, il secondo in modo più regolare e consentito, a studiare con scientificità l’anatomia, nell’ansia, mai del tutto soddisfatta, di rappresentare quanto più vicino alla realtà, nelle loro opere, il corpo umano.</p>
<p>Solo dopo sopraggiunse Andrea Vesalio, il quale, nella liberale Repubblica di Venezia, ebbe il permesso di eseguire pratiche autoptiche. All’età di 22 anni conseguì la cattedra di anatomia all’Università di Padova.</p>
<p>La sua grande, fondamentale innovazione per lo sviluppo scientifico degli studi anatomici, poi divenuta pratica abituale, fu l’eseguire di persona la dissezione sul cadavere, sicché le sue osservazioni erano dirette e non più mediate.</p>
<p>Prima il Maestro nell’anfiteatro anatomico si posizionava sul banco più alto e con il testo di Galeno davanti illustrava l’autopsia eseguita dall’inserviente “sector” sul tavolo settorio posto al centro, in basso.</p>
<p>Possiamo immaginare con quanta attendibilità!</p>
<p>I risultati di tali studi, finalmente condotti con un certo rigore scientifico, costituirono quell’opera mirabile “De fabrica corporis umani” stampata nel 1543, preziosa non solo per le osservazioni scientifiche, ma anche per le tavole anatomiche disegnate nientemeno che dalla scuola di Tiziano, in particolare dal suo allievo Van Calcar.</p>
<p>Il destino imponderabile delle vicende umane ha voluto che nello stesso anno Copernico pubblicasse “De revolutionibus orbium caelestium” con la definitiva affermazione della teoria eliocentrica, sicché a buon ragione si può affermare che l’anno 1543, grazie a queste due opere fondamentali, ha significato l’inizio dell’era moderna.</p>
<p>Mi piace, alla fine di queste mie semplici note, rivolgermi in particolare ai giovani colleghi che hanno abbracciato con entusiasmo la nobile professione medica, nonostante l’eccessiva burocratizzazione delle procedure e l’esagerato contenzioso medico – legale, di rifugiarsi, ogni tanto, nella buona letteratura.</p>
<p>Essa può esserci di tanto aiuto. Cito un esempio. Di Tolstoj, in Guerra e Pace c’è una pagina straordinaria: il principe Andrea Bolkonskj, ferito gravemente nella battaglia di Austerlitz, pensa di morire, spalanca gli occhi e osserva sopra di sé lo spettacolo della volta celeste.</p>
<p>Ne resta affascinato.</p>
<p>Il cielo stellato, di notte, è sempre sopra di noi, ma, perché sempre distratti, poco lo notiamo. In quella tragica circostanza, però, lo vede immenso, straordinariamente luminoso.</p>
<p>Mentre gode di questa meraviglia, sente delle voci approssimarsi.</p>
<p>È Napoleone, che con i suoi generali, come di sua abitudine visiona il campo di battaglia, per vedere come si fossero comportati i suoi soldati.</p>
<p>Il Principe Andrea odia Napoleone, perché è il suo acerrimo nemico, ma nello stesso tempo, come grande condottiero, lo teme e lo ammira.</p>
<p>Eppure, davanti all’immensità del cielo stellato, quel grande uomo, che con le sue decisioni sconvolgeva i destini delle nazioni, gli appare minuscolo, quasi insignificante.</p>
<p>È chiaro il significato di questo ardito accostamento. Se dentro ognuno di noi albergano riferimenti importanti, assoluti, come il cielo di Austerlitz, i problemi, anche quelli più grandi, apparentemente irrisolvibili, si ridimensionano e quasi sempre si superano.</p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://digitalnarrativemedicine.com/it/considerazioni-di-un-medico-chirurgo-sulle-medical-humanities/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
