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Pain Talks: il dolore cronico trova spazio online

Raccogliere online storie sul dolore cronico può servire per progettare nuovi percorsi di cura centrati sui bisogni del paziente e per co-costruire soluzioni a bisogni specifici. L’esempio di Pain Talks

 

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Articolo di Francesca Memini su YourBrandCamp

Tra i tanti ambiti di intervento della medicina quello del dolore, del dolore cronico soprattutto, è particolarmente critico.
Il dolore è invisibile ma drammaticamente reale e impattante nella vita di chi soffre; il dolore non è misurabile, attraverso test o esami. L’unico che può descriverlo è chi ne soffre, ma chi ne soffre si scontra con la solitudine di un’esperienza intrinsecamente indicibile, incomunicabile: secondo l’antropologo Giovanni Pizza “il dolore aggredisce il linguaggio, impedisce la parola o comunque la deforma: dalla parola al segno, cioè dalla parola che esprime un significato convenzionale, condiviso, si passa alla parola-grido al suono”.

Quella parola-grido, che mette in tensione il linguaggio e lo spinge sulla soglia dell’incomprensibile, è la via di accesso per il medico al dolore del paziente, ai suoi bisogni, ai suoi significati e alla sua percezione del mondo: “the story is where the data lives -scrive Lissanthea- In pain, we don’t have any test or scan that tells us about pain. We can know about pathology, which may or may not be painful, but we don’t have a test to diagnose pain itself. We must hear the stories, and use that data to help people to help themselves in recovering and managing their pain “. continua a leggere